Intervista ai Negramaro

Tredici anni fa un verde coniglio sul palco del Festival li fece eliminare al primo colpo. Una storia che si ripete e che accomuna i più grandi (Vasco a Sanremo arrivò ultimo, Zucchero ebbe un destino simile). Oggi i Negramaro tornano sul luogo del delitto, il palco del Teatro Ariston, ma passano dal red carpet. Giuliano Sangiorgi e famiglia (il loro legame è fortissimo) sono i super ospiti di questa edizione, super acclamati, super pronti per un tour che sta per ripartire, un giro per l’Italia di quelli che Vorrei potesse non finire mai.

Negramaro, l'intervista a Sanremo. Ph Credits: Pietro Pappalardot

Negramaro, l’intervista a Sanremo. Ph Credits: Pietro Pappalardot

Giuliano, tredici anni dopo, ancora qui, dove vi avevano eliminati. Beh?
“Un sogno che sto realizzando piano piano, ieri, durante l’esibizione, mi sono commosso. La standing ovation è un po’ l’Oscar per noi musicisti, è un gesto profondamente popolare, ed è quello che è accaduto. Quando suonavamo nei club, anni fa, sognavamo questo palco. Siamo andati da Caterina (Caselli, discografica Sugar, ndr) per dirle che volevano venire proprio qui, lei ci ha dato dei pazzi, ma noi volevamo misurarci e capire dove eravamo. Come adesso, anni dopo: siamo qui per capire dove siamo, per misurarci ancora una volta con il pubblico”.

Quella prima volta, mentre vi esibivate con ‘Mentre tutto scorre’, ci fu un problema tecnico in diretta.
“Sì, abbiamo dovuto rifare l’esibizione. Tremavo, non volevo più rientrare, ma per regolamento ho dovuto per forza. Ormai mi ero esibito a Sanremo, mia madre mi aveva visto, non mi portava più di niente!”.

Tra le vostre tante collaborazioni della vostra carriera, c’è anche quella con Dolores O’Riordan, scomparsa recentemente.
“È incredibile che sia andata via. Per lei scrissi delle parole così, di getto, per la nostra collaborazione. Purtroppo, se ne stanno andando via tanti punti di riferimento mondiali per la nostra generazione ma Dolores lo sarebbe stato anche per le generazioni future. Voci così particolari come la sua sono inarrestabili, lo è anche lei, con la sua voce e con la sua memoria che resterà nel tempo”.

Giuliano e i Negramaro sono molto amici e sono, anche, molto famosi. Il vostro legame è la vostra forza?
“Noi sei siamo ancora come ai tempi dell’università, quando ci muovevamo in giro per il Salento a fare concerti per tre persone o in cantina sotto casa di Ermanno (bassista, ndr), un metro sotto terra, facevamo concerti alle tre d’estate, un caldo incredibile, con gente nell’ape che dormiva. Il legame è ancora quello, quando siamo insieme vedo intorno a me facce amiche, i volti dei miei fratelli: anche se dovessi andare sulla luna, guarderei Ermanno o Lele e penserei di essere a casa. Un rapporto che ci permette di avere sempre i piedi per terra e che ci fa capire una cosa fondamentale: la musica è sempre un bel gioco, un gran bel sogno”.

Un parere su Baglioni?
“Avevo 10 o 11 anni al massimo, mi chiudevo in camera, soffrivo per amore, piangevo e cominciavo a cantare Accocolati ad ascoltare il mare… una scena tremenda, mi rendo conto, ma bellissima: Claudio mi serviva per farmi innamorare di più”.

I Negramaro in tour negli stadi con Amore che torni tour

I Negramaro in tour negli stadi con Amore che torni tour
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