Intervista a Max Gazzè

Ci sono un’americana, un giapponese e un italiano. Non è l’inizio di una barzelletta, si tratta, invece, degli artisti che hanno provato, nella loro carriera, lo stesso difficilissimo progetto: fare un album intero con un’orchestra sinfonica, poetico, melodico, a cui aggiungere, poi, un sintetizzatore, così, tra violini e contrabbassi.

L’hanno fatto in Giappone, l’ha fatto pure Wendy Carlos (quella della colonna sonora di Arancia Meccanica) e lo sta facendo, qui da noi in Italia, Max Gazzè. Alchemaya è il nome di questo progetto, La leggenda di Cristalda e Pizzomunno è invece il brano in gara a Sanremo, tratto dallo stesso album.

Cominciamo dal titolo della canzone in gara: eh?
La leggenda di Cristalda e Pizzomunno è un’antica leggenda pugliese, della zona del Gargano, narra la storia di due innamorati a Vieste. C’è l’orchestra sinfonica, come da canone sanremese, e c’è il sintetizzatore. È un brano difficile, con cui non penso di scalare la classifica”.

E l’album?
“È diviso in due parti: nella prima ci sono una serie di canzoni realizzate con strumenti sinfonici, è una sorta di opera a tema, un grande unico racconto suddiviso in tanti brani. Nella seconda, i brani sono arrangiati in chiave sinfonica ma con il sintetizzatore, non c’è l’elettronica. Un progetto molto particolare”.

Un progetto particolare che ha conquistato anche Baglioni, se ti ha scelto per il Festival.
“A dire il vero l’ho chiamato io: volevo un luogo perfetto per presentare questo mio progetto, in cui poterlo raccontare per bene. Non è facile far capire un album tutto in sinfonia. Ho proposto il singolo a Baglioni, gli è piaciuto molto, eccomi qui”.

Max Gazzè e il suo progetto sinfonico live a Sanremo

Max Gazzè e il suo progetto sinfonico live a Sanremo

Al Festival di Sanremo ormai sei abituato. L’emozione è sempre la stessa?
“La mia prima volta è stata nel 1997, arrivai penultimo, ultimo Alex Britti. Nel 1999 presento Una musica può fare e da lì è partito tutto. Ero incosciente, volevo divertirmi senza pensieri, quest’anno invece sono molto emozionato. Suono dal vivo da tantissimi anni e riesco sempre a gestire la cosa, ma questa volta è diverso”.

Durante la prima puntata però sei andato alla grande!
“Da una parte ho subito le pressioni delle aspettative, poi mi sono concentrato sul testo perché volevo raccontare veramente questa leggenda d’amore. Ora sono più consapevole rispetto al passato e quindi anche più teso, quel palco è magico ma è stregato e maledetto, ti mette paura, ma va bene così”.

Poi scappa e ci lascia così, senza nemmeno un selfie. Sanremo è il posto giusto per un progetto affascinante e complicato, se solo non fosse raccontato in pochi minuti, tra un prova e l’altra. Ma Sanremo è Sanremo.

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