Com’è profondo Lucio

4 marzo: se poi si aggiunge l’anno 1943, allora viene fuori uno dei capolavori della musica italiana, traccia di un 45 giri di Lucio Dalla, il cui titolo corrisponde alla data della sua nascita. Una traccia oggi ripresa insieme ad altre undici dall’amico di una vita, Ron, che a Milano presenta Lucio!, “Una raccolta di canzoni di Dalla scelte con l’istinto – ci racconta – e riarrangiate nella maniera più semplice e trasparente possibile, un progetto in cui non c’è nulla che possa impedire di far uscire un’emozione“.

Con tutta la delicatezza e l’evasione di un poeta semplice come Lucio Dalla, che oggi avrebbe compiuto 75 anni. Semplice che allora significa profondo, significa padrone di quell’abilità che appartiene solo all’inventore di capolavori come Cara, opera sull’amore adulto e chissà se ancora possibile. Fermiamoci su frasi come “Io che sto morendo e tu che mangi il gelato“, con tutto quello che può significare nella sua semplicità/profondità: è qualcosa di secondo, almeno agli occhi di chi vi scrive, soltanto a M’illumino d’immenso, per brevità e insuperabile, immane, incommensurabile senso, tutto lì riunito.

Lucio Dalla e Ron

Lucio Dalla e Ron

Quando parli della morte di Lucio – afferma Ron – c’è una certa tristezza negli occhi della gente, com’è giusto che sia” e questo è perché Dalla non teneva mai nulla per sé, “Amava quando qualcuno riusciva a farcela” e se quel qualcuno ce la faceva grazie alla sua intenzione allora si scriveva, sempre, ogni volta, un pezzetto della musica italiana d’autore: Bersani, Carboni, Stadio, ma anche mercanti e briganti di Piazza Grande, lo speranzoso, l’ultimo, l’assassinato, il disperato (erotico stomp).

Inventore di realtà che altrimenti, se non ci fosse stato lui, non avrebbero avuto spiegazione alcuna: “Un mistico, forse un’aviatore inventò la commozione e rimise d’accordo tutti, i belli con i brutti, con qualche danno per i brutti che si videro consegnare un pezzo di specchio, così da potersi guardare, com’è profondo il mare” e ossessionato dai concetti del telefono e della notte, che sempre ritornano, anche nell’ultima demo ritrovata e consegnata proprio a Ron per il più recente Festival di Sanremo.

Lucio Daalla. Il 4 marzo 2018 avrebbe compiuto 75 anni

Lucio Dalla. Il 4 marzo 2018 avrebbe compiuto 75 anni

Lucio spendeva delle ore per quei suoi TUBUDU TUBUDU DUBIDA, era un musicista talmente grande” e scriveva degli insegnamenti di vita, tra le prime volte in cui scriveva qualcosa, in mezz’ora soltanto. Lucio sono i fidanzati che si baciano, gli amici che fanno a gara a chi sputa più lontano, i barboni, gli sprassolati di Bologna, quelli che pensano di fare finta che in tutto il mondo ci sia gente con gli stessi tuoi problemi. Chi guarda al futuro o quell’omino piccolo così.

È un regalo azzeccatissimo quello di Ron, che canta in punta di piedi (due tracce sono duetti proprio con Dalla e dopo l’album ci sarà un tour in giro per l’Italia, a Milano al Dal Verme il 6 maggio). Un disco puro e senza fronzoli, come Lucio avrebbe voluto. Con brani da far ascoltare nelle scuole, al catechismo, negli autobus tra gli annunci della prossima fermata, tra chi esce dalla metro ed è sempre lì con lo sguardo rivolto allo schermo del cellulare, basta, ma quale schermo, Prendi il telefono, chiamami. Perché solo Dalla, con così poco, arriva a tanto. Arriva dritto al cuore, sì, ma Chissà se lo sai.

La copertina di Lucio!

La copertina di Lucio!
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