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Come gocce su pietre roventi

FASSBINDER E IL TEATRO – Col tempo un’opera si rilegge e rileggendosi si arricchisce di nuove denotazioni provenienti dall’attualità che spesso ridefiniscono la sua percezione. Fassbinder e la sua arte sono stati frequentemente raccontati con la parabola del carnefice e della vittima. La sua vita è una testimonianza storica per la comunità gay mondiale. Ma riascoltare la storia di “Come gocce su pietre roventi” è ragionare su una diversità sessuale oggi molto più evoluta, e per questo più condivisa e conosciuta da molti. Il conflitto all’interno di un rapporto e lo stesso ragionare su cosa voglia dire amare, due momenti dell’opera,  si riscontrano quotidianamente nelle nostre vite e, seppure con le dovute cautele interpretative, questa serata è stata una scusa per stimolarci a ripensare la vita privata conservando nella memoria l’esasperazione lancinante insita in questo testo e la “storia particolare” in cui si applica.

LA MESSA IN SCENA – Ferdinando Bruni troneggia per la calzante personificazione di Leopold, satiro, mefistofele, puparo che veicola gli altri come marionette. In passato Bruni come regista, scenografo, attore ha lavorato con De Capitani, Salvatores (col quale ha fopndato il Teatro dell’Elfo) e ha prodotto progetti teatrali in qualità di regista e attore interpretando Büchner, Mishima, Checov, Strindberg , Camus. L’interpretazione migliore rimane la sua. Nicola Russo invece sa rendere credibile l’evoluzione dei primi dubbi amorosi del giovane Franz: la bisessualità viene evocata dalla sensuale vita intima nel collegio, da un senso di colpa per Anna (sua fidanzata da 3 anni) e per i suoi genitori, da un patetico attaccamento al colore bianco. Prelibate sfumature per insaporire la personalità.

IL PUBBLICO – Ingiustamente poco numeroso, il pubblico in sala è reattivo e concentrato infatti non riesce più a sorridere alla battuta finale di Leopold  “io mi do solo una sciacquatina ai denti e arrivo” che all’inizio della trama prefigurava solo un leggero sospetto mentre ora è la certezza di una carneficina. Dal 6 al 29 giugno potete sperimentare su voi stessi l’effetto di questa commedia pseudotragica al Teatro dell’Elfo di Milano.