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Vallanzasca: oltre le polemiche

Che fosse destinato a far discutere era praticamente un dato di fatto. Vallanzasca di Michele Placido porta al cinema la vita di uno dei criminali che hanno fatto versare parecchio inchiostro mentre era in attività e oltre. Gangster milanese, originario del Giambellino, a capo della banda della Comasina, spavaldo e ironico, Renato Vallanzasca imperversava nella cronaca nera degli Anni di Piombo. Ma nel film di Placido non c’è posto per un affresco dell’Italia del tempo, pur contando su scenografie e costumi accuratissimi il film è tutto concentrato sul personaggio principale, il Bel René, interpretato con intensità da Kim Rossi Stuart (anche tra gli sceneggiatori del film).

La pellicola inchioda alla poltrona lo spettatore per due ore, in un ritmo serrato fatto di colpi di pistola e inseguimenti, evasioni e pestaggi, sangue e soldi, droga e donne. Nel mezzo, le sfumature di un personaggio che mai accenna al pentimento, mai cerca una giustificazione per quel che è e ciò che fa: “Io non sono nato povero. Io sono nato ladro“. E ancora: “Io non sono cattivo, ho il lato oscuro un po’ pronunciato“. Mentre fuori dalla sala imperversa il dibattito (film giusto o moralmente inaccettabile?), dentro il giudizio si fa controverso tanto quanto il personaggio del film. Se da un lato l’impressione è che Placido “salvi” il boss della Comasina, trasformandolo in un personaggio irresistibilmente incorreggibile,  dall’altro non si può fare a meno di pensare alla battuta di Truman Capote citata in apertura: “Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta; e questa frusta è predisposta unicamente per l’autoflagellazione“. Il male di Vallanzasca è ciò che egli è, un ladro, un criminale, la sua pena è la sua stessa natura. Non che ciò cancelli le colpe, gli omicidi, i mali, per i quali sta scontando quattro ergastoli. Sì, ma almeno è ancora vivo, raccontatelo ai parenti delle sue vittime, dirà qualcuno. Ognuno si faccia la sua opinione, ma almeno che il giudizio non impedisca la visione di un film ben costruito, con una colonna sonora incalzante (curata dai Negramaro), un cast internazionale di cui si fatica a individuare il migliore: Filippo Timi, Paz Vega, Valeria Solarino, Moritz Bleibtreu (già visto in Soul Kitchen, per citare un titolo) o Francesco Scianna (alle spalle Baària)?