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Shame: le vergogne della solitudine

Coppa Volpi al Festival di Venezia per l’interpretazione di Michael Fassbender, Shame del regista e videoartista americano Steve McQueen non risparmia nulla ai suoi spettatori: dal full frontal dell'attore nei primi minuti del , ai fiotti di sangue che scorrono nel finale. Ma nel racconto per immagini della parabola di Brandon (Fassbender appunto), un newyorkese sex addicted, è il sesso sfacciato a impregnare la pellicola in ogni scena, o quasi.

EROS, THANATOS – Protagonista assoluto è dunque Brandon, sguardo da velociraptor metropolitano di cui non viene dato molto a sapere ed espressioni degne di un quadro di Bosch. Un tipo brillante, che non fatica ad avere successo nel lavoro e con le donne, eppure dedito ad appuntamenti con prostitute, fughe in locali notturni, masturbazione e sesso virtuale. Ma che è anche un fratello: Sissy (la promessa di Hollywood Carey Mulligan) gli piomba in casa, costringendolo a vivere l'unica relazione che non si può eludere, quella parentale. È la sorella più giovane, altrettanto sola, meno protetta da maschere che celino la disperazione. La loro vicinanza non basta a evitare la spirale autodistruttiva di entrambi.


IN CABINA DI REGIA – McQueen dipinge una storia di solitudine incentrata su un unico personaggio ma al contempo stende sulla pellicola strati di tristezza e vacuità il cui non colore delinea il profilo di tutti i personaggi. Lungi dall'evocare momenti di sana sensualità, resta piuttosto la crudezza e la brutalità di rapporti consumati ossessivamente dal protagonista tra colori e luci sterili che scaldano ben poco. Una freddezza visiva che restituisce la distanza umana tra Brandon, Sissy, i colleghi, le donne e gli uomini tutti che popolano questo film. Una fotografia desaturizzata per rappresentare un'umanità svuotata dai sentimenti, incapace di riconoscerli, viverli, comunicarli. Shame è un'esperienza visiva di impatto ma imperfetta, con almeno un piano sequenza di troppo, più di qualche minuto non proprio essenziale per cantare lo smarrimento del presente e un finale degno di nota. In sala dal 13 gennaio.


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