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Lo Hobbit La battaglia delle cinque armate

Le avventure della Terra di Mezzo tornano per l'ultima volta sul grande schermo mercoledì 17 dicembre con La battaglia delle cinque armate, terzo episodio della trilogia de Lo Hobbit, romanzo best seller del celebre J. R. R. Tolkien.

la trama, tra orchi assetati di sangue e pericolosi tesori

Il regista premio Oscar, Peter Jackson, riprende la storia esattamente lì dove l'aveva lasciata nel precedente capitolo, La Desolazione di Smaug. Ai piedi della Montagna Solitaria, nella cittadina di Pontelagolungo, dove incombe l'ombra del drago di Erebor (doppiato da Benedict Cumberbatch, l’attore britannico che presterà la voce anche a Sauron).

A Bard (Luke Evans), ultimo arciere rimasto in città, l'arduo compito di uccidere il mostro, salvare non solo i suoi tre figli, ma anche l'intero paese e trattare la pace tra il Re degli Elfi Silvani, Thranduil (Lee Pace), e Thorin Scudodiquercia (richard Aritage), impegnati nella conquista dell'oro di Erebor.

Poiché anche sulla Terra di Mezzo piove sempre sul bagnato, i pericoli non finiscono qui: avventuratosi da solo nelle catacombe della fortezza in rovina di Dol Guldur, Gandalf il Grigio (Ian McKellen) è vicino alla morte per mano dello spettro dell’Oscuro Signore. In suo soccorso accorre la luminosa Signora di Lothlorien, Galadriel, ancora una volta interpretata da Cate Blanchett.

In tutto questo parapiglia il piccolo grande Bilbo (Martin Freeman) si trova nel cuore di Erebor con Scudodiquercia e la sua Compagnia. Il gruppo dovrà mettere da parte i malumori causati dalla fame di oro di Thorin per combattere l'incombenza dei 5 eserciti.

Le legioni di orchi del Signore Oscuro, guidati dal pallido orco Azog il Profanatore (Manu Bennett) e da suo figlio Bolg (John Tui); gli Elfi di Thranduil (Lee Pace), in sella al suo grane alce; i Nani di Dain Piediferro delle Colline Ferrose (Billy Connolly) e gli uomini di Pontelagolungo. Al loro fianco Orlando Bloom nei panni di Legolas ed Evangeline Lill nelle vesti dell’elfo silvano Tauriel.

Il poster de Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate

Il poster de Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate

UNA TRAMA NON ALL'ALTEZZA DEGLI EFFETTI SPECIALI

Non deludono gli effetti speciali della Weta Digital: le scene di guerra, le migliaia di fetidi orchi assetati di sangue, lo scontro fra Thorin e Azog o le surreali sagome dei Portatori di Anelli soddisfano gli occhi dello spettatore.

A cotanta bulimia visiva, però, non corrisponde un'adeguata complessità d'intreccio. Perde d'importanza, ad esempio, Bilbo. Vero protagonista del libro, nel film sembra quasi essere un personaggio secondario, decisamente meno studiato rispetto al Frodo della prima trilogia.

Anche il “tesssoro” di Gollum diventa la malattia che porta alla follia del nano Thorin, ma non soddisfa lo spettatore con spietate conseguenze. Insomma, tutto è stato già visto dieci anni fa, ma questa volta perde di spessore, perde il sapore della novità.

Lascia perplessi, ancora una volta, la decisione degli sceneggiatori Walsh, Boyens e del Toro, di far trionfare l'amore tra l'elfo Tauriel e il nano Kili. Vien quasi da pensare che dietro questa scelta vi sia la necessità di “rimpolpare” il volume di Tolkien con un po' di materiale che giustifichi tre pellicole da più di due ore ciascuna.

Voto finale? 6.