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Casa di Bambola

Per Antonio Syxty Casa di Bambola, nel cartellone del Teatro Litta fino al 9 aprile, è un’opera che prima di tutto si ascolta. Per questo motivo la scenografia è scarnificata e minimale, non comunica varietà né movimento e assume un aspetto granitico e buio con una materia rarefatta che ricorda tavoli, sedie, mura. Nonostante ciò, questo non difetta nel complesso dell’opera, ma si armonizza con essa.

Le luci sono raggi che si elevano dai tavoli e da terra, oppure defluiscono dall’alto come spiragli di sole in un bosco. La musica è ripetitiva e poco efficace anche se composta da pezzi di forte impatto mnemonico (Satie, Led Zeppelin); funge per lo più come accompagnamento emotivo alla recitazione rimanendo assente dal dialogo tra la gestualità spaziale e le voci degli attori. Lo stesso autore in una recente intervista conferma: ”La pura spettacolarità è stata abbandonata per il contenuto. Per poter arrivare ai contenuti ho dovuto togliere, lavorare in negativo, essere volutamente insoddisfacente, per me e per gli altri”.

Il dramma di Nora si esplicita fedelmente con l’interpretazione di Raffaella Boscolo che, fino alla scoperta della lettera in cui si testimonia la sua truffa e lo scandalo ormai venturo, parodizza la donna succube di una vita farsesca e inutile. Il cambio di registro vocale è deciso e diverrà immodificabile quando la donna realizza il suo ruolo sociale e familiare, appura la vigliaccheria e l’inconsistenza della morale di Torvald votata al perbenismo più apparente e vuoto. Le quattro figure che ruotano intorno a Nora aderiscono al testo ibseniano senza esagerare e con virtuosismi sempre ben ponderati. Torvald al momento giusto, in cui inveisce contro Nora per poi rimangiarsi tutte le sue convinzioni ridicole dei minuti precedenti, è tragicomico come un individuo debole, superficiale e inconsapevole sa essere per natura.

Gli spettatori sono soli col testo del 1879: perché c’è una colonna sonora lontana e ripetitiva e la scena e i costumi cercano di scomparire, compreso quello di Nora in seta bianca lungo e drappeggiato. Quindi qualcuno nella platea dissentiva con l’ambiente generalmente concentrato e attento agli scacchi della trama. Apprezzabile la funzionalità dell’idea di Syxty che attraverso questa lavoro quasi decostruttivo sui singoli attori riesce a riformulare una versione attuale e intensa del testo. Oltre qualche indizio terminologico che riesce a datarla, la storia, letta così univocamente, potrebbe essere sicuramente una storia odierna, una storia di amici che conosciamo e che non sapremmo ricostruire con tanta dovizia di significati che il testo e l’interpretazione ci donano.