Sondaggio smart working: piace, ma uno su cinque vuole tornare in ufficio

Secondo uno studio condotto dalla società R-Everse, lo smart working è una soluzione che soddisfa i lavoratori italiani, anche se necessita di essere migliorato in alcuni suoi aspetti

Lo smart working supera l’esame, ma senza aggiudicarsi la lode. Se il lavoro agile riscontra consensi in una larga fetta di lavoratori, emergono chiaramente degli aspetti da migliorare. Tanto che uno su cinque desidera fare ritorno in ufficio. Questo il quadro generale che emerge da uno studio condotto da da R-Everse, società di consulenza bolognese specializzata nel recruiting.

Uno su quattro apprezza lavorare da casa, ma il 44% dichiara di avere smarrito la suddivisione del tempo tra lavorativo e libero

Analizzando le risposte di 200 professionisti selezionati su Linkedin, la survey ha evidenziato come più di un lavoratore su quattro (26,4%) apprezza lavorare da casa, anche se questa condizione fa emergere alcuni lati critici. Innanzitutto, si lavora di più. Ciò rende complicato occuparsi dei figli a casa (27%), soprattutto se piccoli, ma incide anche, come afferma il 44% del campione, su un efficiente gestione del tempo a disposizione, tra quello libero e quello lavorativo. C’è anche un 36% che dichiara di avere difficoltà a lavorare a distanza con i propri colleghi. Mentre una persona su cinque confessa che, tra le proprie mura domestica, è più vulnerabile alla distrazione. Interessante sapere inoltre che solo il 3% sostiene di non essere in grado di gestire da remoto il proprio team.


Tutto sommato, quindi, lo smart working, così come organizzato dalle aziende a partire dalla fase di lockdown, soddisfa i dipendenti che ne usufruiscono. Lo conferma il fatto che solo il 12% ha avanzato rimostranze su questo modo di lavorare.

C’è poi la questione tecnologica. Se 7 lavoratori su 10 hanno promosso il supporto ottenuto in tale ambito, solo l’8% si è dichiarato soddisfatto sul livello di strumenti dii lavoro ottenuti e sul grado di formazione professionale ricevuto dalla propria azienda. In entrambi i casi, questa duplice carenza, ha sollevato più di un dubbio sul reale grado di autonomia del dipendente operativo da home office.

Il 21% vuole tornare in ufficio, il 49% no, mentre il 28% vuole alternare l’home all’office

Il sondaggio si è poi focalizzato su quello che succederà da ora in avanti, ovvero dalle attuali fasi che hanno permesso a molti comparti lavorativi di riaprire. E così, alla domanda ‘pensi che usufruirai dello smart working se la tua azienda te lo consentirà‘, le risposte ottenute non sono state univoche. Per il 21%, infatti, il ritorno in ufficio è preferito, a fronte di un 49%, quindi quasi uno su due, che non nasconde il fatto di accettare di buon grado di proseguire la sua attività lavorativa a casa. C’è poi una terza fascia composta da ‘indecisi‘, ovvero un 28% che ha sostenuto di desiderare l’home office, ma solo qualche volta e in maniera alternata.

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