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Francesco Wu (Confcommercio): ‘Troppe fake news sul coronavirus’

Francesco Wu parla dei primi danni economici provocati dal coronavirus, puntando il dito su alcune false notizie che stanno circolando

Le notizie sul coronavirus che rimbalzano dalla Cina e diffuse dai mezzi di informazione italiani, non sono rassicuranti. L’allerta è alta, ma altrettanto sensato sarebbe intervenire per bloccare quelle notizie non vere che provocano danni ingenti a livello economico e lavorativo. È questo il messaggio di fondo che lancia Francesco Wu, referente Confcommercio Milano Monza Brianza e portavoce dei commercianti cinesi di Chinatown, che conferma come sono state sufficienti alcune fake news per mettere in ginocchio molti imprenditori cinesi, soprattutto ristoratori.

Il dilagare di queste notizie apparenti è a gettito continuo. E più ne circolano, più cresce d’intensità l’urto economico che debilita non solo le attività commerciali cinesi, ma ha ripercussioni anche sull’intero indotto che entra quotidianamente nelle casse di Milano, che rischia di contare meno turisti asiatici del previsto. ‘’Nell’attuale situazione possiamo stimare una perdita economica di 200 milioni al mese’, conferma desolato Wu, mentre raggiunto al telefono ci spiega cosa stia succedendo in città.


Francesco Wu, la psicosi sta prendendo il sopravvento a Milano?

È un allarmismo cresciuto a rapidissima velocità. In pochi giorni il tracollo dei ristoranti cinesi è diventato un’emergenza, con perdite medie per esercente del 40/50% sull’incasso medio. Si è sparsa la voce insensata che il coronavirus si possa trasmettere tramite il cibo, per provocare un vero e proprio disastro.

La gente però ha paura che basti un colpo si tosse o uno sternuto per essere contagiati…

Bisogna spiegare bene alla persone come stanno le cose, perché la mortalità del virus è del 3% e il contagio non avviene immediatamente se s’incontra una persona cinese.

Insomma, c’è ancora molto da sapere. Il cibo come trasmettitore della patologia quindi lo esclude?

Ho incontrato la Prof.ssa Maria Rita Gismondo dell’Ospedale Sacco, tra le più note virologhe in Italia, che ha assolutamente escluso che la malattia possa trovare nel cibo un veicolo di contagio. Mi ha anche rassicurato sul fatto che Milano (ma in generale tutto il Paese) è attrezzato al meglio per affrontare questo tipo di evenienza. Inoltre, le autorità sanitarie negli aeroporti stanno effettuando controlli accuratissimi nei confronti di tutti i passeggeri che in questi giorni stanno sbarcando dalla Cina.

In situazioni come queste oramai è normale essere sommersi da notizie di tutti i tipi. Alcune vere, altre decisamente meno affidabili…

E io aggiungo che sul coronavirus sono bastate un paio di fake news per alzare ulteriormente il livello di preoccupazione generale. In questi giorni, ne ho lette un paio inaudite. Innanzitutto, in Cina non ci sono decine di migliaia di morti, come alcuni vogliono fare credere, ma molto meno. In secondo luogo, su Facebook e Whatsapp girano gruppi che alimentano gratuitamente la paura. Per esempio quello che mi è stato girato di un medico di base che ordina ai suoi pazienti di stare alla larga da negozi e ristoranti cinesi perché collegati commercialmente alla città di Wuan. Anche alcuni organi di stampa ci hanno messo del loro parlando di ‘virus cinese’, quando in realtà il coronavirus ha varianti che, da molti anni, si sono registrate in diverse zone del mondo.

Milano e l’Italia rischiano di accusare un forte danno economico?

Purtroppo è inevitabile e i primi riscontri negativi si sono già registrati, come spiegavo poc’anzi. Tenga presente che, nel 2020, sono attesi in Italia circa 4 milioni di turisti provenienti dalla Cina, anche perché siamo nell’anno della cultura e del turismo Cina/Italia, con tantissimi eventi e manifestazioni organizzate lungo lo Stivale. Milano è oggi una tappa obbligatoria per i miei connazionali e, facendo due calcoli, è possibile affermare che, in queste attuali condizioni, caratterizzate da panico e paura, il danno economico per il capoluogo lombardo può stimarsi a 200 milioni di euro al mese.

A Milano c’è una grande presenza di cinesi di Wuan, la località da dove il virus avrebbe avuto origine?

No, in larga maggioranza la nostra comunità è composta da persone che provengono dalle zone costiere del paese. Sono pochi quelli che arrivano dall’entroterra.

Vuole inviare un ulteriore messaggio in questi giorni concitati?

Regna amarezza e tristezza per quello che sta avvenendo. Molte persone in pochi giorni hanno visto franare la propria attività lavorativa. I ristoranti si stanno svuotando senza che ci siano ragioni valide e plausibili. Ringrazio di cuore tutti i milanesi che, invece, rimangono calmi e continuano a comportarsi normalmente, senza timore di frequentare i nostri ottimi ristoranti.