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Addio a Mike Buongiorno

E’ morto Michael Nicholas Salvatore Buongiorno, l’imperatore dei nostri presentatori, quell’elegante signore dagli occhi azzurri che ha fatto impazzire più generazioni con il suo immancabile saluto: “Amici ascoltatori, allegria!”. Con la scomparsa improvvisa di Mike Buongiorno si chiude l’ultimo grande capitolo della storia della nostra televisione, quello che aveva avuto il suo slancio nelle cabine di “Lascia o raddoppia?”

MIKE E IL BELPAESE – Nell’Italia degli anni cinquanta la televisione stava per diventare la nuova inquilina della vita degli italiani: prima al bar all’angolo e poi nel salotto di casa nostra. E già c’era Mike Buongiorno. Nell’Italia degli anni sessanta il Belpaese caciarone si sfidava stonando a Campanile sera tra la piazza e il tubo catodico. E già c’era Mike Buongiorno. Negli anni settanta gli italiani guardavano Rischiatutto, confessavano il peccato di essere “malati cronici dei quiz” e sognavano di vincere uno dei primi televisori a colori. E già c’era Mike Buongiorno. Negli anni ottanta, sotto il vessillo della Milano da bere, faceva il suo exploit la televisione commerciale del biscione e i quiz passavano nella fascia mattutina dei palinsesti. E già c’era Mike Buongiorno. Negli anni novanta, l’Italia continuava a strizzare l’occhio all’America della Ruota della fortuna tra vallette oche e gaffe da capogiro. E già c’era Mike Buongiorno.

ADDIO A SUPERMIKE – E adesso che la tv generalista sta crepando, soppiantata dall’egemonia di Sky, dove è finito il re del quiz? Lontano dalla volgarità che non gli è mai appartenuta, neanche quando tangentopoli televisiva ha contaminato a raffica tanti suoi colleghi. Mike Buongiorno si porta via  quello stile di conduzione semplice e sincero di cui il Belpaese faceva bene a non fare a meno. Mike Buongiorno si porta via l’arte di fare gaffe in una cronologia spontanea dove la finzione del piccolo schermo scompare dietro la continuità della vita; Mike Buongiorno si porta via quella capacità di cucire aneddoti più emozionante di quanto siano le contraffate sceneggiature dei nostri reality show. Le telecamere di ogni tv dovrebbero spegnersi per qualche minuto perché dal buio dello schermo dei nostri televisori si capisca che non è morto “un conduttore semplicione”, ma l’ultimo grande signore della televisione italiana