Sarah Moon e le sue immagini hanno fatto la storia della fotografia

Sarah Moon, la fotografa amata da re Giorgio (Armani)

In una doppia mostra a Milano, Sarah Moon racconta il suo percorso artistico svelando lati nascosti. Fino al 6 gennaio alla Fondazione Sozzani e all’Armani Silos. Ecco la sua storia e il suo credo

Correva l’anno 1972 quando Marielle Hadengue, in arte Sarah Moon, scattava per il Calendario Pirelli. È stata la prima delle sole tre donne fotografe a realizzare il noto calendario. E non è cosa da poco. Ma facciamo un passo in dietro. Prima di affermarsi come artista, Sarah per anni è stata una modella. Originaria della Normandia, Marielle fu costretta a fuggire a Londra con la sua famiglia a causa del nazismo. Ed è in Inghilterra che entra nel mondo della moda in anni in cui la creatività era alle stelle. Fino al 1968 Marielle calca le passerelle dell’alta moda e nei backstage inizia a fotografare le colleghe. Poi però capisce che la sua vera passione è stare dall’altra parte dell’obiettivo. E da quel momento non abbandona più la macchina fotografica.

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Sarah Moon, da artista per caso a icona della moda

Per aver iniziato a scattare praticamente per caso, nessuno (e forse neanche lei stessa) si sarebbe aspettato che le sue opere dettassero quarantanni di stile. Sarah Moon ha iniziato con Cacharel negli anni Settanta per poi passare agli stilisti giapponesi Yamamoto e Miyake che le hanno rivoluzionato l’esistenza. Il suo compagno di tutta la vita, Robert Delpire in una prefazione  – del volume monografico FotoNote (Contrasto) a lei dedicato – ha sintetizzato così il suo percorso artistico: “Ho visto l’ingenuità trasformarsi in professionalità. Affermarsi, diversificarsi, maturare senza mai sbarazzarsi dell’inquietudine. È il privilegio della quotidianità condivisa, essere sulla cresta degli entusiasmi, nel cuore delle angosce, vedere come si dà un volto alle chimere e come sia disperante la ricerca del bello“.

Uno stile inconfondibile

Uno stile inconfondibile che ancora oggi ha successo, tanto che re Giorgio (Armani) l’ha voluta per realizzare le campagne delle due sue ultime collezioni. Scatti sfuocati, pennellate di luci e colori raccontano le nuove linee dello stilista con immagini di grande suggestione. “Siamo spiriti affini” ha detto Armani e “ho avuto il piacere di lavorare con lei, scoprendo una reciproca propensione per la semplicità come lingua forte e potente. Il suo mondo, onirico ed evanescente, è il tratto distintivo di un racconto che va oltre la moda. 

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La storia del tempo che passa e che cancella

I suoi scatti, quasi impressionisti, parlano di femminilità, ma anche di urbanità e di natura. Coi colori Sarah ci parla di emozioni, ci racconta delle storie. Con il bianco e nero ci fa sognare e tornare indietro nel tempo. Alla Fondazione Sozzani sono esposte una novantina di scatti, alcuni inediti, con cui l’artista 77enne ha voluto focalizzarsi sul tema del tempo e della “storia di queste fotografie che scompaiono“.

Sarah Moon. Time at work, mette in mostra una serie di scatti di nuotatrici molto austere, paesaggi onirici, fiori e figure femminili. “Per caso ho ritrovato queste immagini in positivo da polaroid che non ho terminato” – ha raccontato Sarah – “alcune erano inaspettate, altre rovinate, molto sbiadite poco a poco. Le ho raccolte e unite ad alcuni lavori recenti“. Da Armani Silos con From one season to another si possono ammirare ben 170 immagini allestite da Sarah in persona in un percorso onirico per raccontare “stile ed eleganza senza tempo“. Parola di Giorgio Armani. 

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