Filippo Venturi

Il reportage di Filippo Venturi dalla Corea

La Corea del Sud e la Corea del Nord nelle immagini di Filippo Venturi. Un reportage che racconta i giovani di questi due Paesi

Si può dire che Filippo Venturi, classe 1980 di Cesena, fotografo documentarista, è stato sulla Luna. Con i suoi progetti Made in Korea KoreanDream, Venturi racconta per immagini due Paesi molto diversi da noi, lontani dal nostro mondo almeno quanto la Luna, appunto.

Il primo lavoro è frutto del suo reportage del 2015 sulla Corea del Sud che narra la vita dei giovani tra ricerca maniacale della perfezione estetica e nevrotica ossessione per il successo. Con questo lavoro Filippo si è aggiudicato il secondo posto al Sony World Photography Awards 2016. Fisici scolpiti, abbronzature da copertina e stili di vita da rock star sono i protagonisti dei suoi scatti. Personaggi artefatti al centro di un contesto urbano e alla stesso modo irreale: grattacieli dalle forme impossibili, strade linde e colori pop.

Il secondo lavoro, invece, è stato realizzato nel 2017 in Corea del Nord e mette in evidenza i valori dei giovani e le condizioni in cui vivono, un tema molto attuale dato il ruolo centrale di questa nazione nella politica internazionale. Anche in questo reportage la figura umana rimane al centro in relazione con lo spazio: giovani vestiti spesso tutti uguali con gli occhi lucidi e pieni di ammirazione verso il loro leader, Kim Jong-Un, e il loro Paese di cui sono fieri. Ecco cosa ci ha raccontato di entrambi i lavori. 

Venturi Corea
Uno scatto di Filippo Venturi che fa parte del reportage Korean Dream sui giovani della Corea del Nord

Com’è nata l’idea di Made in Korea?
Ero attirato dalla Corea del Sud perché è un Paese che in 50 anni è passato da essere molto arretrato a essere una nazione molto all’avanguardia. Questo processo ha portato le persone a sviluppare tra loro un fortissimo senso di competizione. Interessato al tema, ho deciso di realizzare un reportage per raccontare come vivono i giovani sudcoreani. Per farlo ho dovuto trovare un contatto italiano dato che in Corea del Sud quasi nessuno parla inglese. 

È vero che sembra di stare sulla Luna?
Il mio viaggio è durato poche settimane, ma certamente sembra proprio di stare sulla Luna! I sudcoreani hanno un rapporto molto particolare con la tecnologia: sono estremamente all’avanguardia ma, allo stesso tempo, ne sono completamente assuefatti e dipendenti. Inoltre, sono ossessionati dalla perfezione fisica e dal raggiungimento del successo, sia economico sia lavorativo. Oltre il 90 per cento delle persone incontrate si erano fatte ritoccare chirurgicamente la forma degli occhi, redendoli più grandi e con un taglio alla “occidentale”.

Il lato oscuro di questo mondo apparentemente perfetto?
La ricerca ossessiva della perfezione li rende persone molto stressate e fragili e che per rilassarsi consumano molta droga e alcol. Per loro non raggiungere l’obiettivo è un fallimento che porta alcuni persino al suicidio.

Filippo Venturi
Filippo Venturi, uno scatto del suo reportage sulla Corea

Qual è il mondo di Korean Dream?
Dopo diverso tempo sono riuscito a partire per la Corea del Nord grazie anche a Vanity Fair Italia che ha sostenuto le ingenti spese di ingresso. Entrare nel Paese, infatti, è molto difficile: ho dovuto presentare una relazione dettagliata del lavoro che volevo fare e dei posti da fotografare. C’è voluto parecchio tempo e tanti soldi prima di ottenere il visto. È stato come vivere in un film di spionaggio. Non potevo circolare da solo ma sempre accompagnato da quattro guide imposte dal governo nordcoreano. Gli accompagnatori erano molto educati e gentili, ma molto ligi al programma e alle mie domande spesso erano evasivi. Con noi c’era anche un fotografo che immortalava me mentre lavoravo (sorride, ndr).

Rispetto alla Corea del Sud qui c’è un isolamento pressoché totale dal resto del mondo. È cosa nota che questa sia una nazione che controlla la popolazione quasi in ogni suo aspetto. Basti pensare a Internet: gli utenti non possono accedere a Google o ad altre fonti di informazioni che non siano sotto il controllo dello Stato. Anche in questo reportage mi sono concentrato sui giovani. Al contrario di quelli del Sud, qui i ragazzi sembrano avere delle aspettative meno individualiste ma più legate alla comunità, ma di certo non vivono liberamente. Sono molto fiduciosi nei confronti del loro leader, Kim Jong-Un, al centro delle dinamiche politiche internazionali. I giovani qui sono considerati una risorsa fondamentale per la Nazione che investe molto sulla loro formazione scientifica.