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Un viaggio nell’Islam in Italia

Coscienze che si incontrano e si confrontano: l’Oberdan uno spazio per parlare in libertà.

DAI GHIBELLINI ALLA MOSCHEA – A passeggio per le campagne toscane, da Siena a Poggibonsi, tra i luoghi di Dante e Petrarca per scoprire come funziona l’islam in Italia: Farian Sabahi, docente di Islam e democrazia all’Università di Torino, ed Edoardo Camurri vanno in giro a Colle Val d’Elsa per ascoltare i bisbigli, riprendere le lamentele a voce alta e parlare con sindaci e Imam. La magistrale operazione naturale del regista Raschillà produce una serie di interviste accostate e con pause squilibrate, non montate e lasciate al racconto spontaneo e sincero dei protagonisti: l’effetto è trascinante e da copione improvvisato. Da piazza del Campo a Firenze, dalle colline senesi ai vicoli stretti del centro storico toscano, nella terra dei guelfi e dei ghibellini, il filmato accarezza con un sorriso e con tragiche considerazioni il velo e la poligamia, le moschee-baracconi e la voglia di preghiera e lancia il sasso alla platea per un ampio dibattito.

SENZA PREGIUDIZI… PARLIAMONE – Il vivace dibattito acceso dalla voce del prof. Paolo Branca e della giornalista Marina Gersony sfiora le idee del variegato pubblico in sala, che snoda e riporta le proprie esperienze e usa le scene del film per sviscerare i temi più dibattuti tra spiriti religiosi. Nella quotidianità di un dialogo a Milano, ebrei e musulmani, giovani marocchini e siriani provano a parlare di Islam moderato e ortodosso. “I diritti delle donne per la custodia dei figli, il valore della testimonianza femminile in tribunale e tanto altro fanno un musulmano moderato” dice Farian. “Pregare da musulmana in una Chiesa Cattolica in Italia è un piccolo passo quotidiano che si può fare nell’attesa che nasca la moschea” racconta una giovane siriana, che continua “io sono italiana, di genitori siriani, e prego in casa, non riesco a frequentare una moschea-garage che non è accettata e voluta dai miei compatrioti italiani! Ci vuole tempo e pazienza”. “Ma avere una moschea è un diritto di un cittadino italiano ed io sono italiano da 40 anni” controbatte l’Imam della moschea di viale Jenner a Milano. “La mia religione è un fatto di coscienza e nell’interpretazione del Corano, alla luce della società contemporanea, trovo l’armonico equilibrio per vivere con serenità da musulmana”, così la testimonianza di una giovane di Casablanca smorza i toni accessi. Con tono pacato, sorridente, piacevole e un perfetto accento milanese, un rappresentate dei Giovani Musulmani conclude: “Vorremmo la normalità, per me e le mie bambine, che frequentano la scuola pubblica; io sono italiano di genitori siriani, ma, in fondo, come tanti italiani, tengo più alle cose dell’Italia che della Siria.”



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