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Sandro Trotti

Come immergersi in un bosco di odori terrosi e colori che ti accecano per l’intensità della bellezza. L’occhio viene trapassato dalla materia che narra raffinatamente la luce dei corpi, dei volti, delle terre di Sandro Trotti. La trecentesca Villa San Carlo Borromeo di Senago, alle porte di , ospita la più improtante antologica che testimonia il percorso artistico del grande esponente della scuola di , che ha catturato l’attenzione di storici personaggi quali Uberto Eco, Vladmir Maksimov, Alberto Moravia, Franco Solmi, André Verdet ed Emilio Villa.

Il pittore marchigiano si racconta attraverso un uso sapientemente astuto del colore che diviene materia tangibile a narrare l’astrattezza della poesia dell’umano sentire. Trotti ritrae i venti nei “Crates” e negli alberi, il bianco dei “Nudi”, l’anima nei ritratti di , la terra nei quadri con chicchi di o altre materie, il negli “Argani”, il fuoco accostando nero e rosso. In sè racchiude e fa sprigionare tutta l’essenza del ‘900; un po’ Gaguin delle giovani Haitiane, un po’ novello Canaletto, ma impressionista.

Nel percorso si incontrano vele, mucche, cavalli, vedute di e marine, gerani, donne, volti di donne, corpi di donne, donne orientali. Donne amate? Probabilmente sì… amate per catturare quell’attimo irripetibile impresso sul di ognuna, nell’istante in cui si accorge d’essere oggetto di studio per l’erotismo espresso in gesti semplici. Animale fantastico, affidato all’immagine che se ne può conservare chiudendo gli occhi, racchiudendo il sentimento carpito a quelle tele, che ti avvolgono come una veste nuziale primitiva. Vertiginosa tavolozza di colori.


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