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Bookcity a Milanodabere con Giovanni Testori

Per Bookcity a Milanodabere.it la presentazione dell’opera che ispirò Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti. Una commedia umana di Giovanni Testori ambientata nella periferia milanese, tra ladri, operai, pugili che lottano in una Milano alle soglie del boom economico. L’appuntamento è in redazione (ingresso gratuito, iscrizione obbligatoria) per Bookcity nelle case. Vi aspettiamo

Anche Milanodabere.it fa parte del cartellone di Bookcity, il più importante e prestigioso festival dedicato al mondo dei libri e dell’editoria.

Due gli appuntamenti che ci riguardano: per Bookcity Scuole terremo un laboratorio di giornalismo dedicato agli studenti delle scuole medie accomunati da una grande passione, quella per la scrittura. Per Bookcity nelle case, invece, la sezione del festival che porta il mondo dei libri all’interno degli spazi dei milanesi, ospitiamo un racconto dedicato alla nostra città.


Artisti, scrittori, attori s’incontrano in redazione, qui da noi, per leggere, interpretare e poi discutere Il ponte della Ghisolfa di Giovanni Testori, uno dei capolavori più intensi dello scrittore milanese che ha ispirato il film di Visconti Rocco e i suoi fratelli.

Per iscriversi basta cliccare qui e compilare il form con i dati richiesti. Vi aspettiamo all’interno del nostro giornale, tra le nostre scrivanie e i nostri piani di redazione, giovedì 7 novembre alle ore 17. Via Tagiura, 7.

L’opera a Milanodabere per Bookcity

Il Ponte della Ghisolfa è una raccolta di racconti pubblicata nel 1958, dove è rappresentato il mondo della periferia milanese. Si tratta di una sorta di “commedia umana” dove tutto si intreccia: nomi, situazioni, personaggi e ambienti. I protagonisti sono operai, ladri, baristi, pugili, tutti molto giovani, che lottano per sopravvivere in una Milano alle soglie del boom economico. Da questo straordinario racconto, nel 1960 Luchino Visconti trae diretta ispirazione per realizzare il film “Rocco e i suoi fratelli”.

Giovanni Testori

Nasce a Novate Milanese nel 1923 e muore a Milano nel 1993. Nato in una famiglia profondamente cattolica, fin da giovane collabora con alcune riviste universitarie, scrivendo articoli di critica d’arte contemporanea. Frequenta il Collegio San Carlo a Milano e nel ’46 si laurea in Lettere all’Università Cattolica.

All’inizio degli anni cinquanta, seguendo le tracce del suo maestro Roberto Longhi, inizia l’attività di critico d’arte, pubblicando su varie riviste e organizzando mostre. Scrittore, drammaturgo, pittore, critico, poeta, regista, attore: difficile definirlo in una parola, Testori è uno dei più importanti intellettuali italiani del Novecento.

Il testo: ecco una prima parte…

Quando nascondendosi in se stessa scese dal tram e, il tempo d’attraversar il viale, si trovò davanti la rampa del ponte che i lampioni illuminavano nella sua curva ampia e solenne ebbe un momento di tremore: benché lo conoscesse, quella sera la ragione per cui vi si recava glielo fece parer smisurato.

Non sapeva dove poi il Raffaele l’avrebbe condotta: se si sarebbero fermati in uno degli archi che formavan il
sottopassaggio o se da lì sarebbero passati altrove; le aveva detto soltanto d’aspettarla al fondo della strada piccola e non asfaltata che si staccava sulla destra, al culmine del cavalcavia.

Il lieve ritardo di cui poté rendersi certa guardando l’orologio posto poco più in là della fermata le ridiede un po’ di sicurezza: il Raffaele doveva aspettarla giù, immobile o gironzolando avanti e indietro, con quella sua aria indolente, le mani in tasca, la sigaretta accesa.

Aspettò che un rimorchio percorresse rombando la Mac Mahon poi da un salvagente passò all’altro e quando infine si trovò sul punto d’attraversar la carrozzata di destra del viale, esitò come se la sicurezza le fosse svanita di nuovo. Allora dalla piena luce in cui era si ritirò nell’ombra, s’appoggiò a una pianta e cominciò a guardare con l’intensità di chi insegue la propria salvezza quanti da quel punto prendevano a salir l’erta del ponte. Non era uscita per quello? Dopo tanto tergiversare e contraddirsi non s’era detta d’aver vinto ogni rimorso?

(continua).

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