5th

Aprile

Roger Waters

<!{
La musica è tornata su i suoi passi. Ha ritrovato la storia, la letteratura, la poesia. Roger Waters, nello strabiliante concerto al Forum di Assago, ha dilatato il concept album The Wall nell’ultima grande opera rock contemporanea. Non dimentichiamo che una delle pietre miliari della discografia dei Pink Floyd ha anticipato i tempi su tutti i fronti, prima che l’insostenibile leggerezza dell’essere finisse tra la spavalderia musicale degli anni ’80. Waters si riappropria del suo capolavoro in una rilettura che sottomette i tanti spunti del concept album del ’79 ad una sola ossessione: la guerra.

WAR – La follia bellica straripa in due ore magnifiche di musica e parole in cui, mano a mano che si costruisce il muro, l’impronta visionaria e umanista di Waters confluisce con naturalezza in una sequenza di immagini. Tutto sembra un furibondo videogioco o uno cartoon psichedelico, con delle finezze simboliche che insistono sulla riflessione e su una presa di posizione. I mostri della guerra sono indistintamente tutti e perciò nessuno può esimersi dalla propria responsabilità. The Wall è stato eccessivamente legato all’iconografia del Muro di Berlino, che riflette concretamente la barriera mentale del protagonista dell’opera musicale. Dopo un live di due ore, è ora che si vada oltre, perché in questo show spettacolare la musica si sbriciola in pittura; la riflessione inquieta e commuove gli spettatori di fronte ai bambini che corrono ad abbracciare i papà soldati; il tempo scandisce il ritmo dell’Odissea autobiografica dell’ex Pink Floyd tra traumi esistenziali e sforzi per uscire dalla gabbia.

ANOTHER BRICK IN THE WALLThe Wall sembra essere stato scritto qualche giorno fa, alla luce di chi vuole imporci la propria dittatura culturale (Another Brick in the Wall), del grembo materno che ci impedisce di crescere e diventare uomini forti (Mother), della presa di coscienza per uscire dalle nostre gabbie autistiche (Hey You), dell’attesa per un ritorno che forse mai sarà (Brings the Boys Back Home), nel gran finale che rende tutta la storia circolare (Outside the Wall). L’impatto emotivo è così forte che passa in secondo piano qualche capriccio del’amplificazione, così come la mancanza in molte suite musicali dell’insostituibile chitarra di David Gilmour. The Wall dal vivo di Roger Waters ci conferma che il passato è alle spalle, ma si proietta in un futuro in cui “la distruzione del muro” ci lascia una speranza: le cortine di ferro annientano l’umanità e spengono l’anima degli individui, ma la musica può ancora abbattere i muri senza alcuna distinzione di razza, ideologia, religione. Accadrà tutte le volte che riascolteremo l’album, tutte le volte che crollerà un muro e penseremo che sia l’ultimo. Invece ce ne saranno ancora altri, ma noi non ci fermeremo mai. Utopia o no, questa serata musicale resterà memorabile per tanto tempo ancora.

Comments are closed.