Recensione Heineken Jammin Festival 2010

Venezia Rock City

L'edizione 2010 dell'Heineken Jammin' Festival si è chiusa con il rock dei Pearl Jam

Il festival degli incidenti. L'edizione 2010 dell'Heinekn Jammin' Festival verrà ricordata per questo. Ma la musica, nonostante il vento o la pioggia, ha dimostrato che le persone hanno voglia di ritorvarsi e ascoltare live i propri artisti preferiti. Chi meglio dei 40 mila accorsi per i Pearl Jam potrebbe dimostrarlo? Il 6 luglio, data di chiusura, il palco principale di Parco San Giuliano prevede una line up ricca con nomi del calibro di Pearl Jam, Ben Harper, Skunk Anansie e Gossip.

INDIE - La giornata è buona, cielo limpido e sole a picco sembrano scacciare i fantasmi del maltempo. Si parte con i Plastic Made Sofa (band vincitrice dell'HJF Contest) che con la sua musica neobrit apre la strada al sound indie vecchia scuola dei Gomez, band britannica chiamata a sostituire i Wolfmother. A metà pomeriggio è il turno dei Gossip, molti si chiedono l'attinenza di una band così smaccatamente pop con le altre band. Certo la musica del gruppo non eccelle per tecnica o per originalità è la sua frontwoman a fare la differenza. Beth Ditto è un uragano di carisma e potenza vocale, nemmeno una caduta dal palco la ferma. Dopo un paio di secondi di silenzio ricomincia a cantare sdraiata, poi si rialza e lo show continua con una salutare camminata in mezzo al pubblico. Sfilano i piccoli classici della band come Yr mangled heart, Standing in the way of control e Heavy cross. Sul finale un omaggio a Tina Turner e Whitney Houston con What's love e il ritornello I will always love you.

DARK ROCK - Il cielo si rabbuia, raffiche di vento accompagnano le ultime canzoni dei Gossip. Piove, il pubblico sfolla verso la collinetta e gli insufficenti ripari. Tutto fa pensare al peggio ma in poco meno di un'ora si risolve tutto. Il palco per gli Skunk Anansie è pronto. Skin entra con una giacca di paliettes dorate e una maschera di piume nere, i brani scelti per la scaletta appartengono al lato "oscuro" della discografia della band: Charlie big potato, On my hotel TV, Selling Jesus, Twitsted, con le immancabili ballate che li hanno resi accessibili al grande pubblico, ovvero Hedonism e Secretly. A completare la dirompenza della musica c'è la sfrontatezza di Skin, agile e scattante corre verso il pubblico e cammina sulla folla sostenuta dai fan.

SLIDE ROCK - Ben Harper è un musicista preparato, la sua slide guitar sembra magica, e la band che lo accompagna, The Relentless7, non è da meno. Il suo è un set di rock classico, esecuzioni precise ma il pathos non supera il limite del palco se non in due occasioni: durante Diamons on the inside e con l'improvvisata di Eddie Vedder sulla cover di Under Pressure dei Queen. Con il calare della sera si accendono le luci del megashow.

ROCK CLASS - I Pearl Jam, assenti dai palchi italiani dal 2006, si presentano in gran forma. Eddie Vedder si muove sicuro su Given to fly e conquista con un semplice sguardo tutto il pubblico. L'adrenalina sale con CorduroyWorld wide suicide. Tra una canzone e l'altra Eddie approfondisce la conoscenza con i nostri vini. La band si concede solo due brevi pause nel percorso musicale che attraversa gli anni '90 di Jeremy, Even flow e Black fino agli anni '10 di Fixer e Just breathe. Ben Harper sale sul palco a restituire il favore con Red Mosquitos e una jam finale su Rockin' in the free world. Un momento entusiasmante in cui la passione di questa band davvero storica (i quattro membri fondatori sono insieme da vent'anni senza scioglimenti) si tocca con mano.