Recensione concerto Ringo Starr a Milano

Ringo Starr, inguaribile mattacchione all'Arena Civica

L'Ex Beatles torna in Italia dopo 19 anni in un flirt nostalgico e incoerente

C’è ancora troppa luce quando Ringo Starr and His All Starr band salgono sul palco alle 21 in punto. Nonostante all’Arena Civica di Milano siano a malapena in tremila, sembra un raduno musicale vecchio stile: da una parte i nostalgici incalliti, consapevoli che il glorioso passato dei Beatles giace soltanto nello scrigno imperturbabile della memoria; dall’altra una ciurma consistente di ragazzotti brufolosi che hanno conosciuto il mito ineguagliabile dei Fab Four attraverso genitori e nonni.

IT DON’T COME EASY - Il pubblico che conosceva Ringo nelle vesti di mattacchione inguaribile, ha messo in conto, tra una canzone e un’altra, una carrellata di battute e sprazzi di humor british. Conta la musica e si parte con It Don’t Come Easy, mentre l’ex Beatles gigioneggia tra batteria e microfono dietro gli occhiali scuri. Si gioca con le cover e i rimbalzi negli anni da solista con la fortunata Photograph o quelle meno energica come la recente The Other Side of Liverpool. “Il baronetto” della batteria è generoso e fa ruotare sul palco come su una giostra i bravissimi e affiatati compagni di viaggio: Rick Derringer, Richard Page, Wally Palmar, Egdar Winter, Gary Wright e Gregg Bissonette, che sanno far consolare il pubblico quando spuntano hits degli ann’ 80 come Broken Wings dei Mr. Mister o Talking in Your Sleep dei Romantics.

WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIEND - Il pubblico sa aspettare  e si scatena sull’unica scia retrò dal sapore moderno, affidandosi ad intramontabili pezzi come  I Wanna Be Your Man, Act Naturally, Yellow Submarine e With A Little Help From My Friend. Si fa accenno a George Harrison, ma l’emotività riempie i vuoti dell’Arena appena in coro si canta Give Peace a Chance per omaggiare John Lennon, “il re dei re”. La platea milanese lo ricorderà come un happening musicale brioso ed energico, marcatamente incoerente, come forse lo stesso percorso di Ringo Starr, che la fatalità portò dalla grezza musicalità degli Hurricanes a quella sofisticata dei Beatles. Niente bis, nessun fuori programma. Ringo scappa via subito, lasciando i fan sconsolati, nonostante a sperare in un autografo ci fossero soltanto quattro gatti e i pianti delle ragazzine dei tempi che furono restano scene da cartoline in bianco e nero.