Palcoscenico Pisano

Percorsi, itinerari, sapori e arte sotto e oltre la Torre

Pisa è storta. È nascosta. E si discosta dall'immaginario comune, che la vede solo sotto la lente della Torre Pendente. E così, la citta natale di Galileo Galilei svela i suoi mille volti, indossando le lettere maiuscole e sublimando in P.I.S.A.acronimo di percorsi, itinerari, sapori e arte. Da scoprir costeggiando l'Arno, camminando in lungo e il largo entro le medievali mura e sconfinando verso le colline a lei vicine.

PASSEGGIANDO - Sotto i piedi ha acqua, sabbia e argilla. Per questo Pisa ha una certa vocazione all'inclinazione. A pendere, infatti, non è solo la Torre Campanaria (alta 58,36 metri e inclinata di 55 gradi), ma un pochino lo sono pure il Battistero (il più grande del mondo) e la Cattedrale, virtuosa di cinque navate, di un "bosco" di colonne e di un soffitto in legno ricoperto d'oro zecchino. Tre mirabilia che, insieme al Camposanto Monumentale, fanno parte del Patrimonio Mondiale Unesco, rappresentano l'allegoria della vita e vanno a formare Piazza dei Miracoli, magnifica espressione di Romanico Pisano: sincretismo di stili bizantino, arabo, armeno, romanico e lombardo, eternati da marmo di Carrara, calcare di Monte San Giuliano e pietra di Filetto. Pietra che veste di leggerezza anche quel che resta delle case-torri pisane, medievale simbolo di fortezza e di potenza. Da scorgere passeggiando col naso all'insù, notando la loro "storta" silhouette. Come curvo e sinuoso è lo storico vicolo di Borgo Stretto che, fra persiane e facciate in cotto, lascia intravvedere il porticato di piazza delle Vettovaglie: di giorno, brulicante di mercatini; di sera, fulcro della movida. Senza dimenticare di percorrere i Lungarni: quello a Mezzogiorno (a sud) e quello a Tramontana (a nord). Ritratti pure nei trompe-l'œil che animano le pareti dell'Hotel Bologna, quattro stelle non lontano dal ponte di Mezzo.

AMMIRANDO - Se una cartina può tornar utile per orientarsi in città, l'ideale è affidarsi all'iniziativa "Walking in Pisa": itinerari guidati che partono ogni sabato alle 14.30 (fino al 25 febbraio; 12 Euro, incluso ingresso al Duomo). Un'occasione per conoscere Piazza dei Cavalieri (quelli di Santo Stefano), progettata dall'aretino Giorgio Vasari e oggi celebre per la Scuola Normale Superiore, universitaria fucina di cervelli che mette a punto persino una serie di concerti (di scena al Teatro Verdi); la Chiesa di San Michele in Borgo, impreziosita da latine scritte degli studenti del Cinquecento; nonché Piazza Garibaldi, ove svetta una statua dedicata all'eroe dei due mondi che, ferito ad una gamba, venne curato proprio a Pisa. E per gli amanti dell'arte antica? Una sosta alla stanza delle croci dipinte al Museo Nazionale di San Matteo, in cui il Cristo da triumphans diviene dormiens e poi patients, sofferente sulla croce. Per una visione completa dell'iconografia della crocifissione. La camaleontica espressione dell'ars picassiana è invece tutta da ammirare a Palazzo Blu (fino al 29 gennaio, ingresso 9 Euro), dove incisioni, disegni, dipinti a olio, gouache e ceramiche catturano visioni femminili, minotauromachie e metamorfiche interpretazioni della natura. Intanto, il Teatro Verdi inanella emozionanti appuntamenti con l'opera lirica.

GUSTANDO - E dopoteatro? Si va a cena all'Osteria Bernardo, dove patron Luigi accoglie gli ospiti fra tonalità in black e white, musica jazz, fiori freschi ai tavoli e tele d'arte contemporenea. Mentre la chef modicana (ma ormai pisana!) Carola Calabrese crea nuvolosi bocconcini di baccalà in tempura su passatina di ceci al rosmarino; zuppa di cavolo nero e fagioli rossi; pappa al pomodoro e castagnaccio con ricotta. Perfetti in tandem con La Suvera (chardonnay, viognier e vermentino) della Badia di Morrona, a Terricciola. E sempre al femminile è la cucina de La Pergoletta, con cuoca Daniela Petraglia e mamma Emma alla conduzione. Pronte a servire, nelle due sale o sotto la pergola del giardino d'inverno, delizie dal mood toscano-mediterraneo. Da non perdere? La bruschetta con pomodorini e lardo di conca di Colonnata; i tordelli di magro al ragù; e le due espressioni del mucco pisano: in carpaccio, marinato e corredato da fagioli del purgatorio (piccoli e teneri), pepe nero e olio di frantoio; e in versione stracotto, con sformato di patate. E per dolce? Semifreddo ai pinoli del Parco di San Rossore con frutti rossi caldi. Infine, un inno alla marinara tradizione pisana con il "Menu Picasso", proposto (in occasione della mostra, a 25 Euro) dal Ristoro al Vecchio Teatro. Dove l'istrionico Giovanni Del Corso manda in brodo di giuggole i commensali a ritmo di cecìna alle arselle, muscoli ripieni e bordatino, un tempo consumato a bordo delle galee e oggi prelibatezza a base di polenta, fagioli e cavolo nero. A suggello? Focaccia di San Ranieri (patrono di Pisa), nata da avanzi di pane, noci e mandorle.

GASTROVAGANDO - Mandorle che finiscono pure, insieme a uvette e semi d'anice, nei fragranti bis-cotti de Il cantuccio di Federigo, la bottega del pasticcier-poeta Paolo Gazzarrini, in quel di San Miniato. Paese che spicca sulla sommità di un colle del Valdarno Pisano, che conobbe il suo splendore con Federico Barbarossa e che non è noto solo per il pregiato tartufo bianco (di cui celebra la bontà nei tre fine settimana dal 12 al 27 novembre). Visto che Paolo, fra eclettiche crostate, morbidi miniatensi e soffici ricciarelli, sa ben tener alto anche il vessillo dolce. L'amore per il salato ha invece conquistato (sempre a San Miniato) l'estroso norcino Andrea Falaschi, autore, con papà Sergio, di prosciutti (con coda e zampetto), spuma di gota, finocchiona, salsicce, soppressata e mallegato. Dove? In una macelleria con vista sulle colline. A Lari, invece, ha sede il laboratorio Martelli, famiglia di pastai che forgia spaghetti e spaghettini, penne classiche e maccheroni di Toscana, seguendo un lento processo di lavorazione e di essiccazione. Nel nome della massima dell'artigianalità. E i figli dell'uva? Nascono nelle cantine dell'azienda Usiglian del Vescovo, a Palaia. Da visitare per la struttura spettacolare, tutta a cunicoli in tufo, e per conoscere Il Sangiosé (rosé a base di sangiovese in purezza), Il Ginestraio (chardonnay), Il Cina (syrah, cabernet e merlot), il Chianti docg e Il Grullaio (cabernet, merlot e sangiovese). Del resto, Bacco pisano un po' grullo lo è. E, il 3 e 4 dicembre, arriva nella città del Museo Piaggio, Pontedera, per l'enologica rassegna PisaUnicaTerra diVino. Come? In sella a una Vespa.

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