Lisbona, capitale del cambiamento

Alla scoperta di una delle più affascinanti città europee, tra arte, design, moda e ottima cucina

Affascina come poche città europee. È sinonimo di ricettività e di comunicazione con il mondo, perché sfocia nell'Atlantico. Ma Lisbona attrae anche per il suo ruolo attivo in ambito contemporaneo, per la capacità di aprirsi al cambiamento (mude, in portoghese) senza però perdere l'appeal che da sempre la caratterizza e che ne fa quella che per il magnate d'arte lisboeta Francisco Capelo è "una Santa Monica circondata da 800 anni d'arte".

Eppure ne ha fatta di strada da quando fu eletta Capitale della Cultura Europea, nel 1994. Basta poi scorrere i calendari degli eventi per rendersi conto della verve culturale, fra arte, moda, design, ben rappresentata dalla Biennale Experimentadesign, uno degli eventi di punta, che a settembre giunge all'undicesima edizione. E da quando ha aperto il MuDe, il Museo del Design e della Moda, con la collezione permanente di Francisco Capelo, una delle più importanti al mondo, costituita da oltre 2.500 pezzi, pietre miliari nella storia del design e della moda europei del XX secolo, l'offerta culturale di Lisbona si è arricchita di un nuovo polo di fermenti creativi. Si inserisce nel contesto dell'ambizioso progetto di miglioramento urbano della Baixa. Prima di aprire, tre anni fa, nella storica sede del Banco National Ultramarino, di cui conserva parti originali come la facciata, l'imponente bancone in marmo e il caveau, sulla centralissima via che unisce il Rossio al Terreiro do Paço (Praça do Comércio), il Museo del Design della collezione Capelo era ospitato nel Centro Culturale di Belém (CCB), nel quartiere occidentale della città. Monumento alla modernità, racchiuso nella zona protetta dall'Unesco, tra il Monastero dos Jeronimos, la Torre di Belém, il Monumento alle scoperte e il sapore inconfondibile dei pastéis nell'Antiga Confeitaria de Belém, il CCB, progetto di Vittorio Gregotti, dal 2007 ospita il museo d'arte moderna e contemporanea Collezione Berardo.

A Lisbona il design è anima anche di nuovi hotel, ristoranti, concept store, quartieri. Se fino a poco tempo fa per trovare il top nell'arredo bisognava andare nel Santos Design District, area con la massima concentrazione di atelier di interiors, gallerie d'arte e boutique del design portoghese e internazionale, nato negli ultimi anni dalla riqualificazione del Bairro Dos Santos, l'ex quartiere industriale sul Tago stretto tra i Docas de Alcantara e la Baixa, oggi è Principe Real il centro dei nuovi fermenti creativi a Lisbona. E a prezzi più democratici. Il quartiere, che si trova a nord del Bairro Alto, è stato per secoli un'enclave dell'aristocrazia, poi gravemente decaduto. Negli ultimi anni, ossigenata da investimenti pubblici e istituzioni private, l'area con i suoi palazzi e le case settecentesche dai tipici color pastello sta riprendendo vita. Negli spazi commerciali e industriali fino a ieri in disuso stanno aprendo negozi e atelier di moda e design, gallerie d'arte e locali.

Si concentrano lungo l'arteria principale Rua da Escola Politécnica, e Rua Dom Pedro V soprattutto dove, fra i pionieri della zona, nel 2007 la designer brasiliana Marcela Brunken ha aperto Fabrico Infinito. Nei locali di un'ex rimessa di carrozze per cavalli, il concept store, che è anche galleria e caffetteria con giardino, espone opere sue, ma anche home décor, gioielli e accessori di designer indipendenti brasiliani e portoghesi. Nella stessa via, di fronte a Fabrico Infinito, un anno fa è arrivata anche l'eclettica artista e creatrice di moda d'avanguardia Lidija Kolovrat. La stilista d'origini croate, da 20 anni in Portogallo, ha aperto il suo primo flagship store Kolovrat 79 in un ex panificio. "Tornata a Lisbona da un periodo all’estero, dopo la fine dell’esperienza con il Kolovrat Lab, volevo aprire la mia boutique. E qui, nel Principe Real, ho trovato il posto che cercavo. È uno spazio versatile, una parte è dedicata alla vendita, al piano superiore c’è il laboratorio che usiamo anche come location per eventi, dj set, installazioni, mostre. Oggi c'è tanto fermento in questa zona" afferma la stilista, le cui creazioni si trovano nelle boutique di New York, Londra, Parigi, Milano, Roma.

La sua presenza è ora un motivo in più di attrazione nel quartiere di un pubblico chic, che non teme di fermarsi a curiosare anche fra le marche di moda di designer indipendenti spagnoli, olandesi, belgi proposti nella vicina boutique D'Ici et Là, inaugurata da pochi mesi, sogno di due giovani creatrici spagnole, Laia Martinell Cuxart e Araceli Piqué; oppure fra gli stand dell'Emporio Casa Bazar, con abiti e oggetti per la casa spagnoli, italiani e brasiliani, emanazione del più trendy Espacio B, concept store di moda giovane con griffe francesi e italiane soprattutto, aperto un anno fa nella via all'altezza dei Jardim do Príncipe Real. "Ho aperto la mia galleria d'arte tre anni fa, e ho visto cambiare molto questa via. Mi dispiace che stia perdendo il suo fascino originale" afferma con una punta di nostalgico romanticismo Bernardo Marques, figlio di José de Guimarães uno dei più grandi artisti portoghesi d'arte contemporanea. Nella sua galleria, espone i propri quadri e opere del padre e di artisti contemporanei, provenienti da varie parti del mondo, e installazioni durante la Biennale Experimentadesign.

Nella capitale lusitana l'arte s'incontra sempre più anche a tavola. E non serve andare da Eleven, ristorante stellato Michelin che sfoggia opere di Joana Vasconcelos, per gustare la più raffinata evoluzione della cucina tradizionale portoghese; oppure a cena da Pap'Açorda, fra i migliori e più eleganti hub del gusto lisboeta, per bere il miglior rosso dell'Alentejo e trovare il belmondo. Lo chef Henrique Sá Pessoa, una celebrità in patria visto come un Jamie Olivier portoghese, da poco tempo ha aperto Alma. In un ambiente elegante dal design sofisticato bianco total, progetto della designer Catarina Ventura, propone cucina creativa gourmet che mixa tradizione portoghese con influenze francesi e asiatiche. Il tutto a prezzi democratici, mai oltre i 35 euro. La formula, intelligente e anticrisi, piace anche all’elite fashion della città, compresi artisti e creativi: sono gli stessi che s'incrociano al Mude, e che si ritrovano anche da Pedro e o Lobo. Il ristorante che i due giovani chef Nuno Bergonse e Diogo Noronha, uno con esperienza all'Eleven e l'altro al Per Se e al Pure Food and Wine di New York, hanno aperto nell'ex sede di una galleria d'arte, condivide la politica di Sá Pessoa: cucina "irriverente" di alta gastronomia, con specialità portoghesi interpretate con creatività, a prezzi ragionevoli.