Ambiente distorto

La musica da dancefloor annulla i generi: ritmo, ambient, distorsioni e punk

Il dancefloor è un campo di battaglia. Se nelle disco più frequentate il pastiche musicale è sempre il solito in altri luoghi si aprono mondi paralleli in cui esplorare e annichilire i generi. Ballare sempre e comunque è l'imperativo, ma un ascolto più attento è vivamente consigliato.

COSMIC DANCE - Suoni rarefatti, movimenti fluidi nella musica spaziale di Lusine, giovane musicista Usa di IDM, ovvero Intelligence Dance Music. Infatti definire i pezzi di A Certain Distance (Ghostly International) risulta difficile ma soprattutto riduttivo. Insomma dire ambient non basta più, oltre si profilano i visual su qualche schermo bianco e un silenzio ossequioso del pubblico. Orizzonti sconfinati si aprono sul sound dei Villalog, un crescendo di pathos che alterna gli stilemi electro alle incursioni Daft Punk style come in Cosmic Sister, canzone che dà il titolo al loro album. Chitarra e batteria si ritagliano un posticino tra programming e synth in modo da costruire un'armonia bifronte: rock e artificiale.

DISCO POP - Giocare con la musica pop significa giocare con il fuoco. Non tutti ne escono vincitori ma gli Yacht se la cavano bene. Basi orecchiabili e ballabili create con il pc, cantato semplice ed efficace con doppia voce sul chorus. Facile vero? See mystery lights (DFA Records) è il risultato, un incrocio non nuovo ma sviluppato con ironia q.b. Lo si capisce soprattutto dalla presentazione del duo che si legge su Myspace: "La performance di Yacht è espressamente designata per purificare e portare alla catrsi gruppi di persone".

ITALIANS DO IT - L'ultima tappa di questo viaggio musicale porta proprio nel nostro Bel Paese. Perché oltre allo stereotipo all'estero ci conoscono anche per la musica che trascina sul dancefloor. Nell'immaginario degli ex paesi sovietici ci sono i port-royal, trio ligure che prende e tritura l'ambient e lo lascia sospeso negli scenari apocalittici ideati da Sieva Diamantakos, visual artist della band. Dying in Time (n5DM Records) contiene brani onirici, composti da elementi reiterati verso l'infinito che sbattono contro le pareti dei locali spogli di orpelli ma ricchi di persone. Dall'altra parte dell'oceano sfondano The Bloody Beetroots, complice un certo Steve Aoki che ha pubblicato il loro album, Romborama, su Dim Mak. Un modo diverso di porsi, attitudine punk, crowd surfing e via: una rock band senza strumenti "reali" sul palco, solo mixer e mac. Una dirompenza che comincia ticchettando come l'orologio del Bianconiglio e fa saltare in aria migliaia di persone. Il campanaccio e i fischietti sono gli sfizi dei Did, band torinese che con Kumar Solarium (Foolica Records) si inoltra in un punk funk colorato, di giallo. Percussioni in evidenza, dinamiche electro che non rinunciano alla consistenza del suono reale rispetto al digitale.