Venezia 1516 - affittasi monolocale zona ghetto

Sul palco del teatro Olmetto uno strabiliante Eugenio De Giorgi fino all'8 ottobre

VENEZIA 1516 - Lo spettacolo apre la stagione teatrale all'Olmetto e sugella, ancora una volta, Eugenio De Giorgi protagonista indiscusso di questo palcoscenico.
Prima tappa del progetto teatrale Deus ex Machina, il testo è una miscela creativa di commedia dell'arte e giullarata alla Dario Fo. Il dialetto lombardo-veneto commisto di grammelot è il motivo più autentico della piece teatrale.
Da voce narrante a Papa e Doge, da spagnolo-ebreo in fuga da Madrid a tedesco-costruttore di sinagoghe e pur sempre veneziano alla maniera goldoniana, Eugenio De Giorgi si trasforma, cambia tono, espressione e mimica per raccontare e rappresentare la storia del ghetto.
I marrani e la bella ebrea, Torquemada e l'Inquisizione nelle parole di Eugenio De Georgi si confondono con i movimenti delle mani, la gestualità teatrale e le rievocazioni storiche: il palco si trasforma in pochi attimi da scena classica della commedia dell'arte a cortile di un antico castello medievale per accogliere l'unico-molteplice interprete di personaggi grotteschi e dell'anima da giullare.

IL MAGO DI UNA FAVOLA - Come per magia la scena si popola di personaggi modellati: lo spettatore visivamente può immaginare ed intuire i loro vestiti, le movenze, il carattere...la loro vita. La storia del getto della Fonderia di Venezia da paradigma di una storia universale diventa insegnamento attuale: gli ebrei e i cristiani, la vita politica e culturale, l'arrivo di Napoleone e la cessione di Venezia all'Austria attraversano i vicoli e si perdono nell'aria della laguna.
Toni e sfumature, contorni accennati e mai polemici, spunti di riflessione, magistrale sperimentazione artistica sono le note caratteristiche di una favola medievale raccontata da un menestrello metropolitano.