Teste tonde e teste a punta

Brecht...a proposito delle differenze razziali

Uno spettacolo che suscita curiosità, sia per COMTEATRO, compagnia che è solita distinguersi nelle sue rappresentazioni per talento e ingegno, sia perchè interpretare un’opera di Bernold Brecht, scritta tra il 1931 e il 1934, non deve essere stata una passeggiata.

Teste tonde e Teste a punta è uno scritto dai forti connotati (aggiungerei anche ostici) per la descrizione della malefica, insana discriminazione razziale che ben accentua l’abuso di potere dell’epoca. Arrivo al PIM, uno spazio che non avevo mai visto, da poco “sulla scena” milanese che si identifica tra le  location che danno luogo a quelle attività creative e ispiratrici quali possono essere lo spettacolo di Claudio Orlandini. Quello che mi accoglie è uno spazio dalle pareti scure; non c’è un vero palcoscenico, i posti a sedere circondano lo spazio in cui gli attori si muovono, caratterizzato da un tappeto rosso e da catini di latta sparsi qua e là. Quest’ultimi assumeranno nel corso dello spettacolo connotati di tamburi, sedili, cavalli, bandiere.

Sulla scena spicca la figura di Ibserin, il dittatore che si autodefinisce “distruttore di crani”. E’ molto forte come egli impone alla folla l’idea che il male è portato da una specifica razza, i Cik, razza con la testa a punta, straniera, colpevole, senza terra. I Cik rappresentano la disgrazia dei Ciuk, uomini con la testa tonda, superiori e degni della propria vita. Quello che sembra urtare Ibserin non è tanto la “differenza tra crani” quanto la differenza tra poveri e ricchi.

Gli attori esprimono con grande energia questo concetto interpretando una tale varietà di personaggi tra le due differenti fazioni che a tratti divertono per i buffi marchingegni rappresentativi, ora ci fanno rabbrividire per l’atrocità dell’argomento. Il tutto diretto con estrema sensibilità dal regista e attore Claudio Orlandini, che ha ben saputo interpretare l’umorismo spietato, allegro, carico di spirito rivoluzionario del grande Brecht.

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