Teatro e divertissement

Teo Teocoli allo Smeraldo e Sabrina Ferilli al Manzoni accompagnano il pubblico tra trasformismi e regionalismo

TEATRO E DIVERTISSEMENT - Da una parte c'è un volto dello spettacolo che sceglie la formula del one man show; dall'altra c'è un’attrice che mette assieme fragranza e sexy appeal per tornare a calcare le tavole del palcoscenico. E' inutile ripeterlo, ma il pubblico a teatro vuole il divertissement, vuole pure riflettere ma con leggerezza e spontaneità. Questo forse è il motivo del successo degli spettacoli approdati a Milano, che vedono protagonisti da una parte Teo Teocoli  e dall'altra Sabrina Ferilli.

TEOCOLI O FERILLI? – Il successo al botteghino non ha mentito neanche questa volta. Teo Teocoli, nel cartellone del Teatro Ventaglio Smeraldo fino al 14 gennaio scorso, è stato il deus ex machina di uno degli spettacoli più visti nel nostro Paese. Allo Smeraldo il pubblico era vario: dai giovanissimi agli anziani, per questo Spettacolo a richiesta che ha coinvolto tutte le fasce di età. L'ultima performance di Teocoli è stata un diario nella prima parte e una passerella delle sue caricature più note nella seconda. Stessa cosa sul palcoscenico del Teatro Manzoni fino al 4 febbraio con la Presidentessa, vaudeville firmato dalla premiata ditta Hennequin-Veber, aggiornato dalla regia esuberante di Gigi Proietti.

RISATE E RIFLESSIONI - Il pubblico non si aspettava che lo show di Teocoli sfogliasse anche ricordi personali e biografici. "Sono arrivato a Milano da bambino, con un treno che mi portava dalla Calabria – racconta Teo al suo pubblico affezionato – Ho tantissimi ricordi.  Milano è cambiata. Persino la nebbia era diversa. Aveva un profumo che ti entrava dentro, sembrava di stare da un’altra parte". Teocoli ha vinto ancora una volta, giocando tra la sua solarità e le corde malinconiche, lasciando al pubblico un ritaglio del Belpaese che non esiste più. In passerella non sono mancati i suoi numeri forti: da Maurizio Costanzo ad Adriano Celentano, da Tony Dallara a Felice Caccamo. Questo aspetto dell'Italia, sezionato nel regionalismo impellente, domina anche il percorso drammaturgico di La presidentessa, dove "la ciacioneria" della Ferilli-Gobette e "la vitalità" di Micheli-ministro contribuiscono al successo di uno spettacolo, da cui si odono in lontananza i colpi di colonialismo e secessionismo. Non sono i meccanismi ad orologeria del vaudeville a vincere, piuttosto il tentativo della regia intelligente di Proietti di ridisegnare i vizi e le virtù del Belpaese, su un ponte tra passato e presente, trasformismi e colori regionali.

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