Quale droga fa per me?

Anna Galiena, drogata allo specchio, al Teatro Studio fino al 15 ottobre

CONFUSIONE IN SALA - È frastornato il pubblico. Non sa dove sedersi. Fra sedie messe alla rinfusa, tavolini sparsi, impalcature disposte casualmente e luci soffuse e penzolanti. Questa è la scenografia assente di Quale droga fa per me?, piece di Andrée Ruth Shamman, al Teatro Studio dal 4 al 15 ottobre.

UNA VITA ALLA DERIVA - Hanna (Anna Galiena) entra in scena quando ancora il bisbigliare del pubblico non si è placato. Timidamente avvolta in un abitino a fiori, con un cappottino e collant bianchi. Racconta una vita così normale (moglie di un uomo che si scopre essere alcolista, mamma di un ragazzino pallido, goffo, imbranato) e così terribilmente frustrante. Ruoli rigidi e percezione inaridita del mondo. E il mutuo da pagare. Ci si mette pure una vicina ossessionata dal taglio dell'erba, presenza imposta e mai voluta in una vita già traballante.

VIA D'USCITA? - Fuggire dalla routine non è una spinta edonista all'insegna di un sano egoismo. L'evasione è la ricerca dell'altro. Il volersi dare al marito che, nonostante l'amante, la continua a cercare. Il voler consolare il figlio, deriso e picchiato, in grado solo di trascorrere interi pomeriggi a strimpellare quel fastidioso flauto. E la droga, sì- ectasy, Lsd, cocaina, assunte in quantità sempre crescenti, è il solo modo per tornare a dar senso all'esistenza, per rendere i colori più vividi, ridare amore e passione, perfino a un figlio che porta passivamente in grembo. Finché l'effetto dura…

 

TEATRO VERITÀ - Niente morale, niente giudizi superflui per una rappresentazione dove il teatro non è posto su un palcoscenico, dove il recitato non è distanza, bensì compartecipazione, ascolto, interloquire: reale. E in una stanza come tante altre, dove intorno fervono altre attività, di cui arrivano i rumori, lei vuole solo parlare con qualcuno.