Perché l'anoressia non è una moda...

Il corpo come luogo dove si combatte una guerra

Qualche anno fa di anoressia non si sentiva parlare in modo esplicativo e chiaro; credo che molte persone provavano una forte difficoltà a dare un nome a questa loro sofferenza per il timore che questa non fosse identificata come tale. E' stato quindi interessante assistere alla piece dell'attrice Giulia Bacchetta che si è buttata con tenacia in teatro per raccontare questa esperienza di dolore.

Lo spettacolo non ambisce a spiegare cosa sia e come sorga l'anoressia, bensì ad esprimere tutto il resto: la sofferenza emotiva, la paura di vivere, la paura di morire, il desiderio , la rabbia... le paure infinite che una persona anoressica riesce da tempo illimitato a governare.

Quasi perfetta, in scena al Teatro Leonardo Da Vinci, è rappresentato come un "diario" fatto di flash-back, ricordi ed immagini di Alice, una ragazza che vive la sua adolescenza come tutte divisa tra la scuola, l'amica del cuore, le prime cotte, i rimproveri/consigli della mamma e Adele, la custode del palazzo in cui vive che diventa la sua confidente. Ci addentriamo pian piano nel suo disagio che esordisce in modo subdolo e silenzioso per farsi poi eclatante. La magrezza è il segno della propria capacità di resistere e sentirsi forti.

Alice dice: "Sono orgogliosa di toccare le mie ossa, la mia pelle, pelle e ossa... sono orgogliosa di sentirmi leggera e volare, volare...".
Il corpo rappresentato come luogo, il continente dove si combatte una guerra, una lotta infinita con l'altro. Mi piace definirlo "un esilio anoressico" ricercato, agognato come soluzione per sottrarsi alla rabbia che non si riesce ad esprimere in nessun modo, nemmeno a se stessi.

Efficace l'attrice nei suoi movimenti, nelle sue smorfie di chi non accetta, non è consapevole di quello che sta accadendo dentro di sé, una malattia che la sta divorando. Un testo ironico e coinvolgente quello dell'autrice Valeria Cavalli che è arrivata alla sua stesura dopo un periodo di studio presso l'ABA (associazione per lo studio sulla bulimia anoressia e disordini alimentari).

Alla fine della rappresentazione intuiamo una via d'uscita: il coraggio di chiedere aiuto, di guardarsi dentro e fuori senza identificare l'anoressia con la propria identità... interpretato con un sottofondo musicale jazzato, dal tono sognante.