Nord & Sud

Gianfranco Jannuzzo al Manzoni ripropone fino al 6 ottobre il suo divertente viaggio nei dialetti, negli usi e nei costumi degli italiani

Un'Italia, quella della bandiera, dell’inno, con cui ci si riempie la bocca a ogni partita della Nazionale. Nessuna, perché in fondo ogni regione è una realtà differente. O le centomila Italie di Gianfranco Jannuzzo, che in Nord & Sud propone un divertentissimo federalismo della parola, espresso da dialetti, tic, pregi, manie e costumi.

UN DIALETTO, UN CARATTERE - Ogni cantilena, modo di dire, espressione dialettale è specchio di un carattere italico diverso, che Jannuzzo riunisce grazie alle sue doti di intrattenitore, capace di tenere da solo le redini di uno spettacolo. Gustosissima è la rappresentazione dei gruppi di famiglia in esterni di villeggiatura alle prese con le caotiche vacanze in spiaggia o l'esilarante esperienza con la neve del tipico nonno siciliano. L'analisi impietosa dei dialetti non risparmia nessuno anche perché la contrapposizione Nord-Sud non tarda a farsi sentire: che ne sarà del povero immigrato siciliano innamorato di Ermengarda figlia del leghista Adelchi? Non basta mimetizzare l'accento. L'ideale sarebbe rovesciare l'Italia dal punto di vista geografico – come suggerisce il frizzante monologo di Italo Terzoli - con tanto di trasbordo di criminalità organizzata e ricchezza.

ONE MAN SHOW - Un viaggio ironico e a tratti anche malinconico nella straordinaria ricchezza dei dialetti italiani è il filo conduttore di Nord & Sud, divertente one man show interpretato da Gianfranco Jannuzzo, scritto a quattro mani dallo stesso Jannuzzo e dal grande Renzino  Barbera, con omaggi ad altri autori storici come Italo Terzoli, Enrico Vaime. Jannuzzo possiede una mimica e una voce estremamente duttili, messe alla prova nelle gag più azzeccate ma anche in alcuni passaggi musicali e poetici. Lo dimostra con L’Allammicu, una tenera poesia sul valore comune della nostalgia scritta da Giuseppe Jannuzzo, padre dell'attore, tradotta da Italo Terzoli nel Magon e con la bellissima poesia El nebion, rivisitata con impeccabile accento milanese. Da vero showman l’attore si rivela anche eccellente pianista, cantante e ballerino in alcuni momenti di ispirazione Brodway, come The man I love e Stardust. La regia di Pino Quartullo, compagno di Jannuzzo ai tempi della scuola di recitazione di Gigi Proietti, è costruita con ritmo veloce sulle dote recitative dell'attore. Pannelli scorrevoli che lasciano intravedere ombre di maschere e personaggi, ma anche oggetti, costumi, fotografie, ricordi di un uomo di teatro, che ancora si emoziona e fa emozionare nel momento in cui evoca il suo grande maestro: Gino Bramieri.