Madre Coraggio

Gli orrori della guerra nel teatro epico di Brecht, oggi tra visioni e allucinazioni

La guerra è sempre guerra, anche quando si fa per finta, quando si fa per gioco. Basta impugnare un fucile giocattolo, fare "bang" per capire che c'è atrocità persino sul baratro della finzione e della realtà. Madre Coraggio e i suoi figli, cavallo di battaglia del teatro di Bertold Brecht, è un testo sulla guerra, che perfora ogni dubbio dello spettatore del combattimento come inevitabile condizione dell'essere.

Una splendida attrice, Maddalena Crippa, interpreta una vivandiera che, durante la guerra dei trent'anni, cerca di profittarne facendo del commercio, pagando un prezzo alto: la perdita dei suoi figli. Il Teatro Strehler ospita la splendida messa in scena diretta da Robert Carsen, canadese di origine ma inglese d'adozione.

Dal teatro epico brechtiano, Carsen punta ad una regia di impianto spettacolare che evoca il cinema di guerra degli ultimi trenta anni: dalle visioni oniriche di Platoon di Oliver Stone alla denuncia del Full Metal Jacket di Kubrick. La regia trasferisce il male della guerra in bilico tra visione e allucinazione. Il male del mondo non può rendere saggi, così la prensava Brecht e così la pensa anche Carsen, anche se l'idea di guerra si è trasferito cronologicamente più vicino a noi: quei campi, gli spari, quei soldati potrebbero essere fantasmi del Vietnam o dell'Iraq.

L'elemento epico sopravvive nei soldati che fungono da "coro", secondo le rigide regole della tragedia greca. Cosa dire invece di alcuni effetti scenici? La nevicata o la pioggia in scena rendono più poetici ed oleografici alcuni momenti di questo spettacolo, tra i migliori proposti in questa stagione, che ci lascia una cruda e amara considerazione: "la corruzione è l'unica speranza". Lo spettatore riflette, applaude, e lascia il teatro soddisfatto.