Ma non è una cosa seria

Walter Manfré ritrova Pirandello con sobrietà e Paola Quattrini risplende sul palco del teatro San Babila

Ma non è una cosa seria fu rappresentata per la prima volta nel 1918. Questo piccolo gioiello della drammaturgia di Luigi Pirandello ha quasi un secolo ma non li dimostra. Il testo, riportato in scena da un regista intelligente come Walter Manfré con due gloriosi interpreti come Paola Quattrini e Roberto Alpi, resta una profonda radiografia sul sudiciume che si nasconde sotto i divani della piccola borghesia. All'alba del terzo millenio dove aumentano vertiginosamente i divorzi, è ricca di provocazioni la visione pirandelliana del "matrimonio" che si svuota del suo senso sacrale e rituale per diventare un contratto obbligato a tutti gli effetti.

La decisione inaspettata di un don Giovanni incallito come Memmo Speranza di prendere in moglie - per una scommessa - l'umile Gasparina lascia tutti a bocca aperta. Lo scrittore di Girgenti si diverte, muovendo i fili di "questi personaggi che hanno già trovato il loro autore", a mettere in crisi quel matrimonio che da sempre è stato uno dei punti di forza della visione borghese della famiglia. Manfré rilegge Pirandello alleggerendo la conduzione drammaturgica, creando molta fluidità, agevolando persino lo spettatore nel contatto con i personaggi e con le battute del copione.

Tuttavia, il regista è rigorso nella databilità dello spettacolo. Di fatti, l'inizio con musica e movimento ritmato dei personaggi ci riporta all'universo del cinema muto, che proprio nel periodo in cui fu scritta questa commedia, diventava arte popolare nel nostro Paese. La cameriera ad esempio sembra un personaggio uscito da un film muto di Pastrone o Chaplin. Ma il colore scenografico dell'insieme non è "un bianco e nero" ma un neutro seppia che crea uno sorta di ponte tra passato e presente: i personaggi sono spesso bozzetti, caricature e sembrano usciti da un giornale illustrato degli anni venti. Da questo punto di vista le scene e i costumi della Cannavò sono impeccabili.

Applausi meritati anche agli interpreti, che hanno ancora dimostrato che i veri attori nascono e vivono in teatro. Apprezzare il duo Quattrini-Alpi è un modo per ossigenarsi in questo mondo dello spettacolo pieno di contraddizioni, che pretende di far diventare attori "quattro matti chiusi in una casa".