Libera Nos

Sul palcoscenico un'affiatata e sorprendente coppia di protagonisti: Natalino Balasso e Mirko Artuso

LO SPETTACOLO - Libera nos nacque in forma di spettacolo teatrale nel 1990 come produzione del Teatro Settimo. Un'eccezionale squadra formata da Antonia Spaliviero, Gabriele Vacis e Marco Paolini lo costruì sulle suggestioni del libro Libera nos a malo opera del poeta vicentino Luigi Meneghello, considerata dalla critica uno dei maggiori libri del secondo Novecento italiano. Libro in cui Meneghello disegna, all'interno della narrazione della vita di provincia e delle campagne, un secolo di storia italiana.
Fu lo stesso Paolini, assieme all'attore-narratore Mirko Artuso, a interpretarlo con grande successo. In questa riadattazione, in scena fino al 5 novembre al CRT - Teatro dell'Arte, viene ripreso esattamente lo spettacolo originale, ma avviene un interessante passaggio di testimone del ruolo che aveva sostenuto Marco Paolini a Natalino Balasso, uno degli artisti più versatili della nostra scena.
Sul palcoscenico dunque un'affiatata e sorprendente coppia di protagonisti: Natalino Balasso e Mirko Artuso, per dare vita ai tre protagonisti della storia.

GIGI, LOBA E CICANALinera Nos è il racconto di un gruppo di bambini nell'Italia rurale del dopoguerra: Cicana, il capobanda (Mirko Artuso), Loba, seguace di Cicana (Natalino Balasso) e Gigi, che conduce il racconto della storia (Natalino Balasso). Non c'è un personaggio principale, tutti e tre sono  fondamentali nel racconto: Gigi, Cicana e Loba, bambini prima, adolescenti e adulti poi, in un paesino vicentino, in mezzo ad altri paesini, con la chiesa, la scuola, le corse con le biciclette, le campagne, i campetti dove giocare a pallone, il negozietto dove comprare il cioccolato e i croccantini, le prime scoperte sessuali e i primi dolori. A fare da sfondo una scenografia povera e versatile, due teli armati su una struttura quadrata di metallo, sono serviti da stanza, da muro, da velo, da manicomio, e da schermo per catturare immagini provenienti dal passato.

LA FACOLTA' EPICA DELLA MEMORIA – Rendere pubblica una storia significa riscrivere il passato, così l'intenzione della narrazione, nel momento in cui si costituisce, è di fare in modo che possano emergere brandelli di vissuto reale combinati con l'immaginario. La memoria segna così sentieri collegati dalla tela che il narratore stesso tesse. Acquisisce così una doppia valenza: da un lato quella di riscattare un passato a volte negato o censurato, e dall'altro la qualità di accorciare la distanza, di riportare vicino il passato per poterlo sentire di nuovo. Nel racconto orale l'uso del dialetto è fondamentale per riappropriarsi dei colori e delle sfumature essenziali per rievocare quel tempo vissuto, in cui la prima lingua era appunto il dialetto. Quei modi di dire, quelle espressioni che non esistono più, nella narrazione orale rivivono attraverso l'attore, in una vera e propria riscoperta della parola.

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