La mia massa muscolare magra

Non avrai altro Dio all'infuori di Grindr: storie di sesso occasionale 2.0 a teatro

Sesso occasionale. Suvvia, che sarà mai. Di questo tratta La mia massa muscolare magra, interessante monologo di Tobia Rossi e Manuel Renga, autore e regista teatrali che per la seconda volta affrontano l'universo omosessuale maschile per raccontare "in maniera popolare una realtà che ci appartiene". Debuttano al Piccolo Teatro per una sera, già andata in scena, ma niente paura, lo spettacolo sarà nel cartellone del Libero dal prossimo 26 novembre. Niente paura, si fa per dire. Perché nel momento in cui il pubblico entra in sala un po' di terrore c'è, almeno nelle facce di alcuni. Gli spettatori sanno che questa è la storia di uno di noi, via le maschere, di un Grindr dipendente come tanti.

VIRTUALE - Adesso non fatemi spiegare cos'è Grindr, dannazione, lo sanno tutti. Tutti ci vanno e nessuno lo dice. Va bene, ok. Si tratta di un'applicazione per smartphone per incontrare ragazzi gay, bisex o curiosi in cerca di incontri di sesso occasionale. Dettagliatissimo: anni, foto, eventuali dimensioni, a quanti metri di distanza è la preda. Ci si scrive, si decide, si combina, si va via. Ecco allora che l'attore in scena, lì da solo, pronto a raccontare di questo suo vizio sul palco di un teatro strapieno, un po' di paura la fa. Viene scambiato per una tarantola pericolosa, dentro alla sua scatola di plexiglas, pronta a uscire e sputare veleno addosso a tutti. Oddio ora racconta di come funziona, ora svela al mondo quello che faccio segretamente, adesso come ne esco. Poi lo spettacolo prende forma.

E REALE - Il ragazzo ama il teatro (proprio come me), lavora al Disney Store (proprio come ho fatto io ai tempi dell'università), adora l'Estathe (proprio come me, io lo venero) e va su Grindr (proprio come... ops). Per lui però è una vera malattia da curare. Un povero Cristo, i convincenti giochi di regia lo mettono in croce, in mutande, solo che non siamo sul Golgota ma davanti alla mappa di Milano accuratamente geolocalizzata. E per una volta che una scrittura così realistica non spataffia banali cliché, ecco una cosa curiosa. Una parte di pubblico scopre per la prima volta che dietro al virtuale si nasconde un profondo vuoto esistenziale, ed è colpita. La parte restante reagisce con naturalezza. Una parte resta a bocca aperta quando il ragazzo gay incontrato e finalmente perfetto ha già tradito, gli altri sono come abituati. La platea diventa come il fungo che il Brucaliffo propone ad Alice, una parte reagisce in un modo, l'altra all'opposto. Normalità e stupore a fasi alterne. Sarà l'identità sessuale, non l'ho capito, che poi cosa vuol dire dividere l'essere umano per categorie. Alla fine, reagiscono tutti. Donne, uomini, gay con o senza app che si ritrovano, chi più e chi meno. Eterosessuali che sono rigorosi nel non desiderare la donna d'altri e uomini che non avrai altro Dio all'infuori di Grindr. L'amore è un casino per tutti.