La cantatrice calva

L'assurdo di Ionesco nella sprezzante critica ai cliché contemporanei

TEATRO NON CONVENZIONALE - L'ingresso a teatro è dei più insoliti. Gli attori, già vestiti con i costumi dello spettacolo, accolgono il pubblico, strappano i biglietti e invitano a sedersi. Il palco non esiste. Lo spazio scenico è circondato dalle sedie degli spettatori, disposte a cerchio. E' la rottura delle convenzioni teatrali, scelta azzeccata della regista Marina Spreafico per mettere in scena al Teatro Arsenale quattro opere di Ionesco, raccolte intorno al suo più famoso testo, La Cantatrice Calva. Etichettato come "teatro dell'assurdo" il lavoro di Ionesco è in realtà un'irriverente e sprezzante critica di tutti i cliché dell'uomo contemporaneo, dei suoi discorsi e dei suoi comportamenti.

CLICHE' E STEREOTIPI - La cantatrice calva, testo che dà il nome alla composizione dello spettacolo, è ispirato da un manuale per lo studio dell'inglese in cui due immaginarie famiglie londinesi si scambiano frasi idiomatiche e banalità inserite in una rete di strutture grammaticali. La banalità si trasforma sotto il genio di Ionesco in un'esilarante commedia infarcita di situazioni e comportamenti stereotipati. La cantatrice calva non compare mai nello spettacolo, è ricordata nel finale come colei che "si pettina sempre allo stesso modo". E' l'assente eroina di un mondo senza eroi e protagonisti, votato all'anonimato. La maschera dell'assurdo che mette Ionesco ci toglie quella dell'ipocrisia a cui siamo tutti condannati, giocando sullo humour nero e facendoci ridere amaramente.