La Bisbetica Domata

Tullio Solenghi, sul palco del Teatro Carcano, porta a passeggio Shakespeare al Circo e al Luna Park

LA BISBETICA DOMATA - William Shakespeare è sinonimo di garanzia a teatro. La Bisbetica domata, in scena al Teatro Carcano fino al 15 ottobre per la regia di Matteo Tarasco, è uno testo del XVI secolo che riesce sempre a trovare una modalità per inserirsi nella contemporaneità. Le sfide della drammaturgia di sir William all’interno del teatro elisabettiano sono state così vincenti da illumiarci ancora oggi.  Il giovane regista Matteo Tarasco affronta la regia di questo testo con coraggio e determinazione, offrendo al pubblico del teatro diretto da Giulio Bosetti una delle messe in scena più interessanti degli ultimi dieci anni.

UNA REGIA VINCENTE - Una compagnia di soli uomini, capeggiati dal bravo Tullio Solenghi, si contende il palco come nella migliore tradizione elisabettiana. Tarasco porta Shakespeare in una  dimensione a metà strada tra il circo e il luna park: e così questi attori, fiore all’occhiello della compagnia Lavia di Torino, prendono una fisonomia che li accosta più ai saltimbanchi e agli arstisti da strada che ad innocui attori di prosa.  I tocchi musicali imprevedibili di Andrea Nicoli e i costumi variopinti di Andrea Viotti contribuiscono alla realizzazione di piccoli quadretti, in bilico tra strisce disegnate a fumetti e  rarefatte atmosfere felliniane, che il regista riminese avrebbe gradito molto.

ANTICHITA' E MODERNITA' - Il ponte scenografico di Carmelo Giammello non è solo un escamotage scenico per creare una doppia dimensione e sfruttare lo spazio dal basso verso l’alto. E' anche "un ponte metafora" che accosta antichità e modernità, dove la rilettura della vicenda di Petruccio scava nei retaggi maschilisti che ci circondano. Un maschilismo arrogante che corrode ancora la nostra modernità e si scontra con un robusto anti-femminismo. In questo senso, il passaggio obbligato dalla "giostra" da Luna Park al "play" (in inglese col doppio significato di recitare/giocare) da Circo costringe il percorso drammaturgico a soffermarsi nell’unica direzione della riflessione dei ruoli nella gerarchizzata società di  ieri e di oggi. Applausi meritati per Tullio Solenghi, abile padrone della scena e delle tecniche teatrali, che ogni tanto gigioneggia senza mai cadute di stile.