L'aquila bambina/Reloaded

Ecco cosa succede se l'amore di una figlia contiene anche l'amore di una donna. Le rivelazioni sul palco del Teatro Litta fino al 4 febbraio

SCATOLE DI SCATOLE CINESI – E' un ossimoro percettivo quello che accompagna gli spettatori all'uscita della sala di L'aquila bambina/Reloaded, in cartellone fino al 4 febbraio al Teatro Litta, risputandoli nel grigio di corso Magenta. Una sensazione precisa che pure porta il nome d'indeterminatezza. In parte è la stessa genesi dello spettacolo, creatura di Antonio Sixty, ad afferirgli tale statuto intermedio. Rivisitazione sostanziale del copione portato al premio Riccione nel '92, diviene qui il preludio di una più complessa drammaturgia in tre atti, Solaris (il secondo atto è atteso per fine primavera nello stesso teatro). Il risultato di questo gioco d'incastri è un thriller freudiano, in cui la famiglia è il luogo che ha il compito di svelare, con prospettiva abnorme, le normali dicotomie quotidiane, qui portate all'estremo solo al fine di favorirne la manifestazione.

EDIPO IN SOTTOVESTE - E' proprio l'irruzione della famiglia a mettere in crisi il felice delirio amoroso tra due donne, o meglio di ex-bambine. Legate dal tragico nodo di due madri morte più o meno misteriosamente, si trovano raggomitolate in un amore saffico che assomiglia ad un rifiuto di crescere. Anche le figure paterne sono infatti assenti, tanto che l'unica contrapposizione presente in scena è quella che oscilla tra una sottoveste nera ed una bianca, i capelli mori dell'una, quelli biondi dell'altra. L'apparizione del padre di Rosa, non può dunque che rimettere in discussione gli equilibri costruiti in anni di omissioni, portando con sé il fantasma di quell'idea di famiglia che tanti altri ne contiene. Sulla scia di questo padre, un po' J.R., un po' bambolotto (ruolo svolto da un eccellente Gaetano Callegaro), si trascinano dunque una serie di spettri spronati dal solito Freud, solido a cavallo di una memoria che tale non vorrebbe essere.

LIFE/RELOADED - Nell'indeterminatezza dei legami famigliari, oscuri, faticosi, strazianti, s'inserisce sin da subito almeno una paternità, ad aiutare lo spettatore a comporre la serie d'agnizioni che seguiranno: spunta inevitabilmente il nome di David Lynch. E' lui il padre certo di una metodologia d'analisi e d'indagine dell'animo umano, unica a trapelare e a dare allo spettatore un metodo, permettendogli di ricavarsi un approccio che gli possa risultare già noto. Le parti lentamente si svelano, i ruoli attribuiti, ma per le due ex-bambine è troppo tardi per crescere e faticano a prendere dimestichezza col copione famigliare intrinseco agli stessi. Così lo distorcono, lo misinterpretano, lo riducono a brandelli e lo stesso fanno con l'amore, di cui hanno conosciuto solo il volto sessuale. Cosa succede se l'amore di una figlia contiene anche l'amore di una donna? E cosa se anche il teatro è una scatola? Eccoci risputati in corso Magenta.