L'apertura della stagione teatrale

Si alza il sipario dei teatri milanesi tra commedia, musical e...prezzi rincarati

L'estate è ufficialmente finita e le iniziative all'aperto si diradano. Si torna al chiuso e quindi è tempo di teatro, nel senso che il sipario dei teatri milanesi già freme per annunciare la nuova stagione. C'è chi parte prima e chi dopo: dando un'occhiata alla stagione 2005-2006 dei principali teatri mi sembra che ce ne sia per tutti i gusti.

Fuori piove, nevica o c'è una luna piena, potete comunque consolarvi con un musical, una divertente commedia o una lacrimosa tragedia. Si continua a parlare di crisi, perenne crisi del teatro. Gli stabili non hanno più soldi da tirar fuori, spesso neanche per permettersi una promozione in più, mentre la maggior parte dei teatri a gestione privata si barcamenano a trovare gli ultimi sponsor della stagione. Una cosa è certa: si rivela abbastanza fastidioso sorbirsi il filmato pubblicitario di una bella auto o il volto di una sfavillante ragazza che ci invita ad usare quella crema prima di assistere allo spettacolo. E qualche volta mi è capitato. "Non solo il prezzo da pagare - si lamenta Mario, abbonato di uno storico teatro milanese - ma anche l'obbligo di accettare l'intrusione della pubblicità. Mi allontano dalla televisione per ritrovarla all'entrata del foyer".

Del resto il giudizio degli abbonati è insindacabile visto che sono una fonte di introito sicuro. Al di là delle statistiche sul numero degli abbonati, un teatro campa anche con la vendita dei biglietti e mi sembra che anche lì l'euro abbia dato la sua stangata. Certo, lanciamo una lancia a favore di alcune strutture teatrali che hanno adottato la formula Last Minute, permettendo così a chi vuole una poltrona di accaparrarsi gli ultimi biglietti a prezzi scontatissimi.

"E poi non si lamentassero che i giovani non frequentano il teatro - insorge Susanna, studentessa - poiché se non fosse per le agevolazioni che mi fornisce l'università non potrei permettermeli alcuni spettacoli". Il teatro è benefico per un giovane ma forse occorre creare le condizioni adatte per farlo andare. Le promozioni una tantum non sono sufficienti anche se poi, sentendo l'altra parte della campana, c'è chi spende tranquillamente 30 euro per una serata in discoteca. Al di là delle sterili polemiche, una riflessione va fatta: in determinate occasioni i prezzi rischiano di diventare proibitivi, facendo diventare "l'arte di un mestiere" un segmento elitario. Le emozioni e la cultura non devono avere prezzi eccessivi da pagare. Nel tempo dell'usa e getta, lo abbiamo dimenticato.

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati