Joaquin Cortés divo da palcoscenico

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Joaquin Cortés, divo da palcoscenico

AUTORE
Rosario Pipolo
DATA NEWS
mercoledì 11 giugno 2008
ARGOMENTI
Joaquin Cortés, spettacoli, flamenco, ballo, danza, mi soledad

Il ballerino spagnolo seduce il pubblico dello Smeraldo con "Mi Soledad", in scena fino al 12 giugno

Joaquin Cortés, grande stella del flamenco, sceglie uno spettacolo intimo per continuare a raccontare il palcoscenico con i suoi passi di danza. E’ il teatro Smeraldo ad ospitare Mi Soledad.

MI SOLEDAD - Questa volta Cortés non si risparmia niente: mette mano alle coreografie, alle musiche, senza mai perdere la duttilità del testo scritto a quattro mani da Antonio e Arturo José Carbonell. "La mia solitudine", questo è la traduzione del titolo del suo ultimo spettacolo, è un’escursione nella parte più intima dell’artista, sbilanciandosi tra stili diversi. Se oltre al flamenco, il danzatore di Cordoba mischia le carte in tavola con jazz, sound cubano e note classiche, è più facile disorientare il pubblico con lo stupore. I colori dei costumi firmati da Gaultier sono bianco, nero e rosso, quasi a voler visualizzare i passaggi musicali, gli sbalzi emotivi procurati dal flamenco, gli sguardi sensuali con cui Joaquin morde ogni angolo della scena.

JOAQUIN IL DIVO - Sono sedici gli elementi in scena, tra musicisti e voci gitane, ad accompagnare Cortès. Il corpo si muove alla ricerca delle vibrazioni selvagge, ponendo al centro della macchina spettacolore "il divo". Ed è proprio questo eccessivo autocompiacimento di sé, questa esasperazione dell’artista narciso a bloccare l’esplosione passionale del flamenco, a frenare quel fremito inarrivabile tra chi è in platea e chi è sulla scena.

SENZA IL PIEDISTALLO - Joaquin recupera nell’ultima parte, con trenta minuti tutti dedicati al pubblico caldo del Teatro Smeraldo: balla senza pausa, scherza con tutti, firma autografi e passeggia in platea. "Sono contento di essere in Italia, perché è la mia seconda casa - replica il ballerino - Il mio è un lavoro duro, ma ricco di soddisfazioni. Voglio dedicare questo spettacolo ad una donna della mia vita: mia madre, grazie alla quale oggi sono qui".  Per un attimo "il divo" scende dal piedistallo e lascia qualche scheggia di emozione. 

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