Grazie

Pennac chiama e Bisio risponde. Il teatro Strehler è pieno per applaudire il mattatore di Zelig

L'irriverenza letteraria del Prof. Daniel Pennac mi ha tenuto compagnia in una notte sonnambula: mi trovai tra le mani "La fata carabina" e lasciai che quel libro mi tenesse compagnia per una notte. La scrittura di Pennac è un buon compagno di viaggio perché che sia grottesca o noir, spinge sempre verso amare riflessioni. Grazie, è il primo testo dell'autore francese scritto appositamente per il teatro: la versione italiana è affidata alla regia di Giorgio Gallione mentre il protagonista, unico e solo sul palcoscenico, ad un attore versatile come Claudio Bisio, che ci stupisce sempre con piacere.

Molti del pubblico, che hanno esaurito ieri i posti del teatro Strehler, sono arrivati pensando di trovarsi di fronte il Bisio televisivo. Invece niente di scontato. Anzi siamo tornati ad applaudire il Bisio attore eclettico dei tempi andati, di messe in scena indimenticabili come "Sogno di una notte di mezza estate" o "Comedians", diretti dal primo Salvatores.

Protagonista di questa pièce, che resterà nel cartellone del teatro di Largo Greppi fino al 30 ottobre, è uno scrittore vincitore di un prestigioso premio letterario. Davanti ad una platea che si rispetti, decide di pronunciare il suo discorso che, in una sincopata punteggiatura scenica, sfocia in una parola di rito: "Grazie!".  La penna di Pennac sceglie il monologo, che galleggia su un flusso ritmato e mai scontato, per mettere nero su bianco le idiosincrasie di un uomo, rovistando nel baule dei traumi infantili, delle nevrosi quotidiane, della confusione che incombe in questo tempo tiranno.

Morale della favola: tutti prima o poi si prendono un premio e hanno l'obbligo di ringraziare. Qualche volta tutti possono prendere qualche sbandata. "Possono succedere disastri. Prendete Hitler... pittore mediocre il piccolo Adolf no? Eppure convinto del proprio talento pittorico... Bisognava premiarlo!Subito! Il podio universale... Ci avrebbe risparmiato 42 milioni di morti", declama lo scrittore Bisio. La platea sorride e riflette di fronte a questo delirio, inno grottesco al "ringraziamento" che a volte può trasformarsi - a detta di Pennac - in un'ottusa condizione dell'essere che sfiora l'impuro servilismo. Apprezzamenti anche per le scene e i costumi di Giudo Fiorato