Fly Butterfly

Un naufragio interiore nello spettacolo che inaugura la nuova stagione del Teatro Verdi

Mio figlio ha un mese, quando lo porterò a teatro per la prima volta, voglio che veda Fly Butterfly. Uno spettacolo visto anche più volte, che, ad ogni incontro,  lascia un segno nuovo, quasi anche tu fossi crisalide e farfalla, quasi anche tu, da un’anno all’altro, prima di rivederlo, ti fossi chiuso in un bozzolo, aspettando di ritrovare Butterfly, sul palcoscenico del Verdi, uscendone purificato, con le tue nuove ali di farfalla.

Questa stagione 2005/2006 del Teatro Verdi è dedicata al Teatro del Buratto che festeggia i suoi trent’anni di successi e di ricerca teatrale con un cartellone ricco di ben 15 spettacoli, un contenitore unico il cui titolo è “Allegria di naufragi”.
In un mare in tempesta come quello in cui naviga oramai il teatro italiano colpito dagli ennesimi tagli in finanziaria, forse è veramente allegria di naufragi ciò che rimane e, forse, non c’era modo migliore di dare inizio a questa nuova entusiasmante e tormentata stagione se non con Fly Butterfly: la storia di un’anima bambina che riesce ancora ad incantarsi.

Così sono gli amanti del teatro: inguaribili anime bambine, che o sul palco, o giù dal palco, in platea, aprono il bozzolo e dischiudono le ali per narrare una storia o perché gli venga narrata. Proprio come la famosa storia in cui chi si sveglia dopo aver sognato di essere una farfalla si chiede se è l’uomo che ha sognato di essere la farfalla o viceversa è la farfalla che sta sognando di essere uomo.
Questo il dono del teatro, questo il dono che ogni volta il Teatro del Buratto, con Fly Butterfly porge agli spettatori, a tutti coloro che non rinunciano alla loro anima bambina e credono ancora che il teatro possa regalare un luogo sereno dove vivere profondamente le proprie emozioni.

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