Fatti non foste per viver come bruti

Ulisse riletto da Capossela, tra le pagine di Omero, Dante e Melville

Fatti non foste per viver come bruti. Fissiamocelo in testa. Ricordiamolo ogni giorno questo significativo verso dell'Inferno. Davanti allo scempio culturale al quale, ahinoi, troppo spesso assistiamo, fortunatamente ci sono artisti dalla raffinata sensibilità, che ci invitano a spegnere la tv (come il geniale Antonio Rezza) e riaprire i grandi classici della letteratura per restituire la giusta nobiltà di spirito al nostro intelletto. Marinaio, profeta e balena. L'ombra di Ulisse da Omero all'Inferno è questo: il riuscito tentativo di Vinicio Capossela di portare a teatro, al Piccolo Studio di Milano, una personale interpretazione del viaggio di Odisseo, balzando fra le pagine di Omero, Dante e Melville.
Leggendole e cantandole.

"È un'Odissea da tavolo", come la definisce Capossela. Perché in questo spettacolo si viaggia con la mente, seduti al tavolo di una singolare taverna allestita tra le coste di una balena, dove "percorsi dalla musica, arrivano parole e ricordi e conti in sospeso". Battendo ancora la strada della musica popolare, tra rebetiko e ipnoitiche melodie mediorientali, il cantautore entra in scena accompagnato dalla lira cretese di Peppe Frana, i campionatori di Vincenzo Vasi e il bouzoki dell'artista ellenico Lambis Xylouris. Narra del navigante Ulisse, ed egli stesso lo è, fluttuando da uno strumento all'altro, destreggiandosi fra carillon a manovella, pianoforte e un organetto con il quale dipinge a mo' di cabaret lo scandalo tra Ulisse e la ninfa Calipso.

Abituati a vederlo deciso e sicuro di sé sul palco, sembra quasi una battuta comica sentire Capossela ammonirsi, "perché a teatro tra scenografia e libri sparsi non riesco a trovare tutti i pezzi, mi organizzerò", promette seduto al pianoforte. Un'esclamazione che il pubblico immediatamente "perdona" con un caloroso applauso. Al quale ne seguiranno degli altri, pronti a sigillare la fine di ogni brano e promuovere ancora una volta il sofisticato lavoro di questo visionario polistrumentista, al quale auguriamo di proteggere la grazia del suo cuor per ritonar con un nuovo incanto. Ideale per bohémien, anime erranti e studenti di Lettere. In scena fino all'8 giugno.
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