Espejismos del sur

Miraggi flamenchi dal sud della Spagna fanno breccia al Teatro delle Erbe

ATMOSFERA ANDALUSA -"Soncai" è "l'oro", la materia calda, solare e preziosa che ha fatto vibrare di sensualità, fascino e passione il Teatro delle Erbe.
E' bastato davvero poco per farsi trascinare lontano da questi Espejismos del sur (miraggi dal sud), mente e corpo, verso terre piene di colori, arse dal sole, ed immaginare gli otto componenti della associazione "Soncai flamenco", seduti a semicerchio in fondo al palco, in ben altro contesto: al calar del sole in un giorno di feria paesana trascorso nella convivialità di un patio andaluso, oppure in un'arena de toros, come spettatori che attendono l'esibizione del prossimo torero-ballerino.

SONORITA' E TRADIZIONE - Un semicerchio di artisti-amici che sembrano conversare, scambiandosi battute e "olè" che si inseriscono in un'unica melodia collettiva trascinante, alla quale tutti coinvolti partecipano con ciò di cui dispongono: con i palmi delle mani, con i piedi, con i sorrisi e gli sguardi.
Un ritmo vibrante, spontaneo, libero. La meravigliosa voce di Carmen Amor emoziona e fa da protagonista. E' un lamento che si trascina, che infonde profondità alla poesia delle parole che parlano di emozioni forti, di amore, di morte.  Spesso risuona con impeto ed energia la parola "corazon" e la voce magnetica di Carmen cattura gli spettatori, voce drammatica che porta all'estremo il romancismo e il sentimentalismo. Fa scaturire dal suo corpo una tale profondità vocale che si aiuta nello sforzo dalle mani, che si chiudono e si riaprono con il liberarsi dell'intensità sonora. Un'altra protagonista è la chitarra, strumento tradizionale del flamenco, che scandisce la melodicità in momenti di rilassamento e momenti di velocità ritmica violenta, sfrenata e passionale.
Eccezionali in questo le abilità tecniche di Jesus Alvarez, che da buon chitarrista di flamenco, si distingue nel destreggiarsi con le corde in modo davvero stupefacente. Di accompagnamento è anche il tradizionale "cajon" percussione sulla quale ci si siede, ed un insolito flauto traverso perfetto nell'arricchire il tutto di melodia e musicalità.

COME MATADORES NELL'ARENA- L'esibizione dei ballerini, tre donne ed un uomo si è svolta secondo i canoni di un rituale che affonda le radici nella tradizione spagnola. A turno, sotto lo sguardo dei colleghi e degli spettatori in platea, ogni ballerino dava dimostrazione del suo valore. Lo sguardo serio, superbo rappresenta il vissuto interiore del dramma, il valore della "honra" (onore), il coraggio di chi da prova di sè e dei suoi sentimenti.
Ed il corpo invece, esprime un connubio di eleganza e sensualità, evidenziato soprattutto dal fascino dei movimenti delle mani, studiati con precisione.
I volteggi delle gonne colorate dei molteplici abiti indossati dalle ballerine sembrano lottare in un crescendo di frenesia musicale, stessa tensione che durante le corride culmina con l'uccisione del toro, compimento dell'armoniosa danza del torero con "el capote" (soprabito fucsia usato per ingannare il toro).
La bravura e l'esperienza dell'unico ballerino, Juan Parra Moron, si è distinta.
La grazia con cui reggeva la giacca all'inizio della sua esibizione testimonia l'incredibile eleganza che lo ha accompagnato in ogni suo più piccolo movimento. Si è dimostrato, inoltre, esperto e preciso musicista, privilegio e prerogativa dei ballerini di flamenco, che fanno dei loro piedi, dei tacchi delle loro scarpe percussione vivente.