Coppelia

Paganini diventa Coppelius e la danza ritrova un classico a mezze punte

Dopo "Il Lago dei Cigni", che ha chiuso la stagione 2005 ed ha aperto questa del nuovo anno, il secondo appuntamento con la danza al Teatro Carcano è Coppelia.

Lo spettacolo è una rivisitazione della storia con le musiche originali di Leo Delibes. Le coreografie sono di Luigi Martelletta che opta per la scelta delle "mezze punte". Niente tutù, ma vestiti degli anni Cinquanta e Sessanta, periodo in cui è ri-ambientata la nostra vicenda. La storia originale, invece, è ambientata in un’immaginaria Galizia di due secoli fa e narra l’amore e la gelosia tra Swanilda e Franz e tra Coppelius, diabolico stregone, e la sua invenzione Coppelia, la bambola meccanica da lui costruita.

Sul palco a farla da padrone c'è uno dei più grandi interpreti della danza italiana, il Maestro Raffaele Paganini, nel ruolo di Coppelius. Paganini riesce ancora una volta a strabiliare l'attenta platea del teatro di corso di Porta Romana, chiudendo il balletto con una sequenza ininterrotta di venti pirouette. Non perde mai di vista chiunque sia seduto in sala, guardando sempre dritto negli occhi il suo pubblico.

Bravissima Teresa Strisciulli, nel ruolo della bambola Coppelia, ottima danzatrice e interprete, capace di conciliare la dolcezza del movimento con la rigidità del suo personaggio. Da segnalare anche Scilla Cattafesta, nel ruolo di Swanilda, che ha aperto  lo spettacolo con un assolo molto delicato ed un piacevole sorriso.

Cala il sipario e dopo i fragorosi applausi, mi dirigo alla stazione della metropolitana. Mentre aspetto la metro mi ritrovo a canticchiare il brano di Delibes, improvvisando un rond de jambe sotto gli occhi straniti della gente che condivide la mia stessa attesa.