Comici e cabaret

Garzanti pubblica "Il dizionario dei comici e del cabaret", un buon pretesto per chiacchierare di teatro con Giangilberto Monti

Il cabaret e la comicità sono da sempre due punti di forza quando il teatro vive l’ennesima crisi. Garzanti continua ad essere editore audace e pubblica il Dizionario dei Comici e del Cabaret, curato da Giangilberto Monti. La prima enciclopedia della comicità italiana è affidata ad un illustre chansonnier e autore del nostro palcoscenico che sottolinea: “Questo lavoro vuole ricordarci la fatica, le grandi capacità e la voglia di rischiare di chi ci ha preceduto”.

IL FUTURO ERA ZELIG – Zelig ha sicuramente dato una grande svolta al mondo del Cabaret e, dopo lo sbarco sul lunario televisivo nel 1997, ha accorciato di gran lunga le distanze tra giovani, comicità e palcoscenico. E gli stimoli a chi ha scelto di fare il comico di professione? “All'inizio molto, ora non più”, ribatte Monti.  E così, sfogliando quelle pagine, si può dare la caccia  ai primi testimonial dello Zelig televisivo: da Enrico Bertolino a Luciana Littizzetto.

IN PRINCIPIO ERA… – La faccia della comicità aveva altri luoghi scavando nell’archeologia dei cabaret.  C’erano i cafè-chantant, c’erano già comici noti e meno noti che alla fine dell’Ottocento si prendevano beffa dei vizi e delle virtù del Belpaese oppure quelli che sono finiti in pasto alla censura come Petrolini o Cecchelin.

LE MASCHERE – Nonostante la comicità lampo di questi giorni, non si fatica mai a ridere dinanzi a gag e sketch, i cui artefici sono degli artisti talentuosi. Parliamo dei Totò, dei Peppino De Filippo, dei Sordi, dei Tognazzi, dei Gasmann o dei Manfredi, ovvero di coloro che hanno fatto del loro volto una maschera. “Nei nuovi comici c’è comunque qualcosa di quelli di ieri – continua Giangilberto Monti –perché ogni artista ha sicuramente dei modelli ma poi cerca una via originale”.

UN PRETESTOIl dizionario dei comici e del cabaret è stato un insolito pretesto per tirar fuori dal cilindro anche “gli irregolari”  come Troisi o Benigni. La sfilza è lunga, anche se si finisce nel solito atto di accusa contro la tv: “Dipende da chi la usa e la programma, ma anche da chi l'ascolta e da quanta curiosità ci si mette nel cercare altre strade. Si può anche spegnerla. A volte è meglio... c'è la radio, il teatro, i libri, i dischi, le serate con gli amici e la vita vera", conclude Giangilberto Monti.