Cani di bancata

La Sicilia di Emma Dante torna al CRT fino al 26 novembre e serpeggia ancora la denuncia

CANI DI BANCATA - Questo, il titolo dell'ultima creazione di Emma Dante, regista palermitana che mette in scena spettacoli fatti sempre di gesti precisi, estremi e crudi, simboli, manie ancestrali e irruente fisicità che vertono su temi forti come la chiusura, la grettezza,l'insanità e le paure che frenano e devastano la natura umana. Nel profondo del suo teatro c'è la Sicilia, terra lacerata dalla mafia. Ed è proprio questo il tema che Emma Dante affronta nella sua ultima rappresentazione. Sul proscenio ci sono sedie, mobili con santini dell'Immacolata concezione. I potenti sono raggruppati attorno a una grande tavola bianca, imbandita nel rito di una cerimonia triste e grottesca. Un rito che manifesta folclore, quello di una antichissima tradizione. A capotavola siede l'undicesima persona, la "Mammasantissima". Tutto lo spettacolo è giocato sul fatto che la Mammasantissima vuole distruggere il sistema piramidale di Cosa Nostra e riorganizzarlo. I cani di bancata non sono altro che i figli "cani"(randagi) che si confondono con la gente comune per poi dominare attraverso espedienti e meschinità.

DIETRO IL CAOS -  Si passa dal caos in cui si scatenano gli spiriti al sodalizio fraterno che si traduce in un rito di affiliazione  alla mafia di un povero ferroviere, la cui unica colpa è quella di aver assistito a un delitto di mafia. Il tutto è sancito con il giuramento davanti a Dio. I "cani" indossano, verso la fine dello spettacolo una maschera e si dileguano mostrandosi nudi con su scritto: "Io, Madre, vi affido l'Italia". Significativo come il teatro metta in scena in modo così ardito e acuto un messaggio di denuncia politica a quella pace folcloristica che nasconde l'orrore figlio di sotterfugi, intese, spartizioni, crudeltà. E' doveroso citare anche gli altri interpreti di Cani di bancata: Sandro Maria Campagna, Sabino Civilleri, Salvatore D’Onofrio, Ugo Giacomazzi, Fabrizio Lombardo, Manuela Lo Sicco, Carmine Maringola, Stefano Miglio, Alessio Piazza, Antonio Puccia e Michele Riondino.