Amy&Blake

Amy Winehouse (senza tatuaggi) vive al Crt Salone, solo mezz'ora

Immaginate di assistere a un concentrato di mezz'ora di vita del mito Amy Winehouse, con altre dieci persone al massimo, seduti nel foyer. Il tendone che generalmente accoglie gli spettatori per farli sedere in sala diventa il fondale del palco e un attore vestito da Blake Fielder-Civil, l'ex sregolato marito, ma che ricorda un po' anche Pete Doherty, artista amico della cantante, ancora più sregolato di Blake, strimpella una chitarra seduto sulle scale. Amy arriva dal fondo, cotonata, (s)vestita da pin up. Si affronta quasi esclusivamente il rapporto tra un padre inesistente e una figlia troppo fragile, impaurita persino dall'occhio di bue, si è cullati dalle note più interessanti dell'artista, come Wake up alone, autobiografico manifesto della solitudine.

RINASCITE
- È bello rivedere il Crt Salone – teatro milanese che ha avuto mille difficoltà e che ha dovuto interrompere la programmazione – ripartire con un progetto così intimo come Maggio al Salone, di cui fa parte anche Amy&Blake, in scena fino al 31 maggio. Una serie di spettacoli di trenta minuti popolano gli spazi più inconsueti, come il retropalco o il foyer, per pièce riservate a pochi spettatori. Quasi un segreto. L'atmosfera che si respira è di forte impatto e può convincere anche il pubblico più scettico che una sera a teatro può essere qualcosa di alternativo.

E MANCANZE - Nonostante l'effetto nostalgico, lo spettacolo non nasconde qualche pecca. La prima è evidentissima e imperdonabile: Amy in scena non ha nemmeno un tatuaggio e la cosa fa un certo effetto. Di quei disegni old school che hanno fatto la storia quanto gli album, nessuna traccia. Simboli censurati quando appariva in tv e su cui ruotava il personaggio, fortemente maschili e che con lei sono stati esibiti per la prima volta al grande pubblico nel corpo di una donna. Senza questi non c'è Amy Winehouse. Poi, l'ancora troppo pulita voce dell'attrice. Amy era l'oscurità fatta in musica e il suo timbro soul e sofferto è impossibile per chiunque. Di quella maledetta bottiglia sempre in mano invece c'è poco da dire, poiché di lei si ricorda inevitabilmente l'irrefrenabile desiderio del proibito. Non esiste Amy senza eccessi, ma è un peccato vedere che questi dominano sempre sull'ineguagliabile talento di un'icona planetaria e pluripremiata. Gli applausi, alla fine, sono sentiti. Evidentemente la mancanza dei tatuaggi è una cosa che urta solo i fan più accaniti, come me.