Alice Underground

All'Elfo Puccini, il surreale Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll. Tra divertenti follie e strampalati indovinelli

Perdindirindina (parola perfettamente traducibile in francese, a detta della Regina Bianca), che viaggio strampalato quello di Alice Underground. La buffa bambina sperduta nel Paese delle Meraviglie, frutto del nonsenso psichedelico di Lewis Carroll, adesso ha i capelli riccioli e neri e trova Lo Spazio e Il Tempo (due goffe figure vestite di scuro) al Teatro Elfo Puccini, per la seconda stagione consecutiva, fino al 31 dicembre. Un viaggio coloratissimo tra pozioni magiche, funghi che fanno diventare alti, biscotti che rimpiccioliscono, rane che parlano, conigli col panciotto, carte da gioco che dipingono di rosso le rose bianche della Regina di Cuori. Ma soprattutto, singolari indovinelli del Cappellaio Matto: che differenza c'è tra un corvo e una scrivania?

Queste le mirabolanti assurdità di Alice, infinite oniriche invenzioni che, per essere capite, non hanno bisogno di un'età giusta, ma solo di una giusta quantità d'immaginazione. Divertenti follie che contaminano da sempre ogni forma d'arte. Walt Disney, Tim Burton, persino Betty Boop, gli Aerosmith o Salvador Dalì. Eppure, il fiabesco inseguimento del coniglio bianco (citato anche nel film di fantascienza Matrix) è così suggestivo solo a teatro, nella sua versione Underground. Merito dei trecento acquerelli dipinti a mano dal regista che animano una scenografia mai statica – come l'orologio del Cappellaio, fermo da una vita alle cinque del pomeriggio, ecco perché è continuamente l'ora del tè – ma sempre in movimento frenetico. Come le gigantesche teiere, gli alberi, gli specchi, il Ghignagatto o le parole che compongono le sue irragionevoli domande ad Alice. Rompicapi e suggestioni sono avvolti allora da un'idea di qualcosa di estremamente artigianale, fatto a mano, un piacevolissimo ritorno all'infanzia. Underground, appunto, come il titolo della prima stesura di Carroll, fedele a quello dello spettacolo ora in scena all'Elfo, per indicare un viaggio sottoterra, alle radici, dove tutto potrebbe essere logico, proprio come con i bambini.

Adesso non restano che due ultime cose. Citare, tra le meraviglie, l'abilità dei soli quattro attori che rappresentano tutti i personaggi della storia, con Alice (l'attrice Elena Russo Arman) strepitosa e capricciosa quanto basta. Ma, soprattutto, trovare una dannata risposta. Ditemi, voi sapete che differenza c'è tra un corvo e una scrivania?