Palma d'Oro, Nastro Bianco

Il Festival di Cannes premia il film di Haneke, mentre l'italiano "Vincere" non vince un bel niente

Quando si arrotolano i tappeti rossi, le polemiche infuriano già, inevitabili. Accade ad ogni festival, in questo caso quello di Cannes. La 62ma edizione si chiude con l'Italia a bocca asciutta, dopo l'annata 2008 ricca di riconoscimenti a Garrone e Sorrentino. Palma d'oro a Michael Haneke, regista austriaco dal piglio asciutto e sguardo tagliente sui temi più difficili e tabù: violenza e sesso in primis. L'autore di Funny Games, di La Pianista, di Caché, firma questa volta Il nastro bianco, coproduzione internazionale in cui compare anche l'italiana Lucky Red, una presenza vagamente consolante per il nostro cinema, in concorso con Vincere di Marco Bellocchio.

CON IL NASTRO BIANCO - La pellicola di Bellocchio si concentra sulla relazione tra Benito Mussolini e Ida Dalser, mentre il film di Haneke si svolge in un momento storico non lontanissimo dalle liason del Duce. Il nastro bianco indaga le radici del nazismo mostrandoci un villaggio della Germania agli inizi del secolo breve. Qui domina una severa, rigida disciplina -morale e sociale, per cui chi sgarra paga duramente: punizioni a suon di frustate, umiliazioni e mani legate al letto per impedire ai ragazzi di toccarsi. La repressione sfocia in una serie di atti inquietanti e violente contro uomini e animali (basti parlare di uccellini trafitti con delle forbici). Due ore e mezza di tensione raccontate in bianco e nero. L'idea ispiratrice del film di Haneke la spiega lo stesso regista: "Quando un ideale, religioso o politico, diventa principio assoluto crea disastri. È successo in Germania, dove la generazione che ho raccontato abbraccerà il nazismo, ma succede anche nel resto del mondo, dove ogni fondamentalismo crea guerre, terrorismi, sofferenze".

VINCERE MA NON TROPPO - Meno illustri i vincitori degli altri riconoscimenti più ambiti, con l'eccezione del "grande vecchio" Alain Resnais, che a 87 anni suonati e zero palme d'oro si porta a casa il premio speciale della Giuria (presieduta da Isabelle Huppert, protagonista de La Pianista di Haneke, n.d.r.), grazie a Les Herbes Folles. Il Grand Prix è andato a Un profeta, di Jacques Audiard, miglior regista è il filippino Brillante Mendoza (Kinatay). E le interpretazioni? Per quella maschile, il premio è andato al protaognista del tarantiniano Inglorious Basterds, Christoph Waltz, mentre l'attrice migliore è stata giudicata Charlotte Gainsbourg per il discusso film di Lars von Trier Antichrist. Premio della Giuria ex aequo a Fish Tank di Andrea Arnold e Thirst di Park Chan-Wook. Evidentemente il titolo del film di Bellocchio non ha portato fortuna nemmeno ai suoi interpreti, Giovanna Mezzogiorno e Filippo Timi.

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