La febbre del Remake (e del Sequel)

Idee già rodate fanno la fortuna dei botteghini e allora vai con le riproposizioni

I metodi per produrre film rapidamente e con incassi facili sembrano essere due: girare un sequel oppure buttarsi sul remake. Le tante produzioni in questa direzione sembrano non smentire la teoria.

SEQUEL ... LA VENDETTA! - I sequel si basano sul presupposto che il pubblico si è già fidelizzato al tema, conosce i personaggi e ha apprezzato la trama. Si spiegano i "2", "3", "4" di uno stesso titolo. Casi emblematici sono tanti, come SawHostelMatrix. La moda del film seriale era iniziata già negli anni Settanta con saghe quali Rocky, Star Wars, Indiana Jones, e ancora col decennio successivo, quello di Rambo. Tuttavia il loro numero esiguo rendeva i sequel degni di nota, originali. Poche saghe a decennio, ricordate ancora oggi e quasi tutte riprese tra la fine degli anni Novanta e i giorni nostri, con discutibili risultati di critica. Quello che poco si vedeva nei cinema di un tempo, era il remake.

BAULE DELLA NONNA – Sempre più le case cinematografiche pescano idee dal baule della nonna, rimodernando in maniera spesso asettica la regia e aggiungendo nuove ambientazioni storiche o finezze tecniche: la computer grafica permette ad un remake di un film fantascientifico una resa molto più credibile. Ecco quali sono i prossimi remake di grandi classici che andremo a vedere: Ultimatum alla terra (con Keanu Reeves nei panni di Klatuu, l'alieno dell'omonimo film del '51 di R. Wise), Donne (dal classico del '39 di Cukor), e addirittura The fever returns (remake de La febbre del sabato sera). Addirittura sono in lavorazione remake di B movie: Rec ne è un esempio, nonostante già da sé sembrava un remake di altre 2 o 3 pellicole.

TEORIA DEL PLUSVALORE - Ombre del passato (rivisitazione americana del thailandese Shutter) , The last kiss (da L’ultimo bacio, co-sceneggiato dal suo "legittimo padre" Gabriele Muccino) sono remake che aggiungono una  matrice culturale differente e dunque aggiungerebbero prospettive, visioni ed esercizi di stile interessanti e curiosi. Le colline hanno gli occhi di Alexandre Aja o Psyco di Gus Van Sant sono esperimenti ben riusciti: il primo terrorizza - pur concedendosi allo splatter - riflettendo l'angoscia dell'originale; l'altro è l'esatta copia a colori, pi gioavne di 50 anni, una riproposizione maniacale e identica delle inquadrature e dei tagli hitchcockiani. Scelta rischiosa, ma Van Sant volle omaggiare lo stile di un maestro come Hitchcock. Ancor più strano è il caso di Funny Games, l'auto-remake di Haneke, una sorta di esame verso se stesso. 

L'abbondanza dei remake (riusciti o meno) e la contrazione dei tempi di riproposizione di pellicole fa sospettare che nella produzione dei colossi cinematografici vi sia una diffusa carenza di idee, di storie che appassionino il pubblico. Una carenza di regie originali quali erano quelle degli immortali e tanto copiati classici hollyoodiani.