Contraste

Nel nuovo ristorante di Matias Perdomo, l'alta cucina si spia dal buco della serratura. Emozione e gioco à la table

Prendete una casa ottocentesca della vecchia Milano, un accogliente cortile e un trio allegro e pieno di brio. Aggiungete un pizzico di gioco, piglio gourmet, tocchi d’arte e condite con un'adeguata dose di stravaganza. Avete ottenuto Contraste, la nuova dimora gastronomica dello chef uruguayano Matias Perdomo, in via Meda 2.

L’ex cuoco stellato del Pont de Ferr da tempo aveva annunciato l’inizio di un’inedita avventura culinaria con i compagni di sempre, il sous-chef argentino Simon Press e il maître Thomas Piras. Eccoli pronti a inaugurare, con il mese di settembre, un ristorante che profuma di genio e che già si preannuncia tra i cult della scena meneghina.

“Abbiamo lavorato senza sosta da maggio per trasformare la location ed essere preparati per l’apertura”, raccontano, “era lo showroom di una pellicceria, ma è un luogo ricco di storia: un tempo sorgeva un’associazione fondata dal dottor Ercole Taveggia, le maschere del Carnevale venivano benedette qui per poi partire alla volta del centro”.

E si avverte un'energia particolare, capace di mixare passato e presente e di stupire l'ospite con un giocoso appeal tutto contemporaneo. A partire dalla cucina "a non-vista", da osservare con fare voyeuristico attraverso uno spioncino posto all'ingresso. "Basta alle dittature gastronomiche degli chef-star e alle brigate in vetrina: qui il protagonista è l'ospite, il maître e la sala hanno un ruolo fondamentale", commenta Perdomo.

La cucina a

La cucina a "non-vista" di Contraste si spia provocatoriamente dal buco della serratura

contraste, divertissement à la table

Un ritorno alle origini, dunque, all'epoca in cui i commensali si aprivano all'oste, che con grande sensibilità carpiva umori, aspettative e desideri. Ecco allora il menu degustazione Riflesso, uno specchio che lascia all'ospite la libertà di indicare i propri gusti e le proprie voglie, affidandosi al lavoro dello chef.

"Il piatto è un trasporto mentale per vivere un momento", spiega Matias, "è un concetto che deve far viaggiare". E attraverso le ali della fantasia, si ri-scoprono sapori genuini dalle forme intriganti. Classici del Perdomo-pensiero come il cacciucco alla livornese, un finto pomodoro che sembra uscito da una tela di Magritte con il corsivo "Ceci n'est pas un tomate", o le capesante, trasformate in nipponici noodles serviti con tofu, funghi e dashi. E mentre l'astice diventa un gustoso muschio aranciato, nel dessert si consuma un dolce delitto al Campari.

Il tutto sullo sfondo di un sobrio ambiente rétro, con tanto di camino, porte e pavimenti d'epoca, palcoscenico di attuali coup-de-théâtre, fra nuvole luminose al centro della tavola e lampadari di silicone rosso in stile Murano, firmati Alessandro Ciffo. All'ingresso, una scultura dell'artista Matteo Pugliese dà il benvenuto e introduce l'ospite a un'esperienza gastronomica originale, personalizzata e divertente. Un susseguirsi di emozioni che invitano a ricominciare a giocare con il gusto e con lo stare (bene) a tavola. Perché, si sa, l'ironia va sempre a braccetto con la genialità.

Lo chef di Contraste, Matias Perdomo

Lo chef di Contraste, Matias Perdomo

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