Yuppie Flu e Baise Noir

Lasciate a casa obiettività e ciabatte

È bello, ogni tanto, poter essere totalmente di parte. E il mio commento alla serata 2Playing at my house" di giovedì 20 ottobre al Colony di via Cellini non potrà che essere parziale. Si dà il caso, infatti, che a suonare ci fossero gli Yuppie Flu. E io, semplicemente, li adoro. Ma procediamo con ordine.

9.05: fuori dal locale percepisco con disappunto che è in stile brasiliano (odio tutto quello che è fintamente esotico o, peggio, latineggiante).

9.15: entro. In realtà non è affatto male: l'arredo coloniale sembra più che altro una cartolina di Amalfi, ma sarà anche l'effetto degli stendini su cui sono appese borse, magliette e gadget vari, originali e regolarmente in vendita.

9.30: ordino al bar. Consumazione a 10 euro, compreso ingresso e concerto: per una volta non mi sento derubato. Non conoscendo il posto, ripiego su un classico rum e cola.

9.45: arrivano i supporter. Si chiamano Baise Noir. Attivi dal 2000, sono autori di un rock progressivo molto vicino a quello dei grandissimi Giardini di Mirò (non sarà un caso, allora, che li abbiano affiancati ai conterranei Yuppie Flu), ma con un importante elemento differenziante: il cantante non canta, recita. Nascono così microstorie sonore o melodie raccontate, fa lo stesso, in cui il suono scuro e avvolgente tipico del genere si fonde o si scontra con le parole. Ti ritrovi in mezzo a personaggi piccoli e a immagini quotidiane, descritte con passione (ma in modo distonico rispetto alla musica: volontà o limite?), travolti da uragani sonori o dispersi in momenti di quiete inquieta.

10.00: dopo una prima, comprensibile diffidenza, cerco di accogliere lo sperimentalismo della band, età media intorno ai 24 anni, provenienza milanese. In fin dei conti, non mi dispiace questo gioco a rimpiattino tra suonato e parlato, tanto che acquisto il loro ep "Tre colpi secchi", dove ritroverete tutto quello che ho provato a raccontarvi (ma senza violoncello!).

10.30: ecco gli Yuppie Flu. È la prima volta che li ascolto dal vivo, ma non sono emozionato. Li ho talmente consumati che mi sembra di conoscerli.

11.15: il concerto è finito. Ma come, non vi racconto niente? Effettivamente potrei dirvi del bambino (azzardo: il figlio del bassista?) che scorazza sotto il palco striminzito con una pistola ad acqua in mano. Si diverte, è a suo agio, proprio come me. Potrei dirvi di quanto sono bravi a suonare e di quanto sia fondamentale il batterista che regge e conduce ogni brano, cosa che ascoltando i loro dischi non diresti mai, con le chitarre così in primo piano. Potrei dirvi che non sono belli, ma alla ragazze, forza del palco, sembrano piacere molto. Potrei dirvi dell'originalità della loro musica, lontana anni luce dalla demenza giovanile e senile di tante band nazionali. Potrei dirvi delle atmosfere, del pathos, dell'energia, del sudore, della normalità, dell'intensità, ma me lo tengo per me. La prossima volta, invece di inebetirvi davanti a Elisa di Rivombrosa o MTV, datevi una mossa e veniteci!